Chi c’è, c’è. Chi non c’è, non c’è

 di Vincenzo Abbruzzino  articolo letto 438 volte
Chi c’è, c’è. Chi non c’è, non c’è

“Chi c’è, c’è. Chi non c’è, non c’è”. Nella mia precedente vita da Project Management Office in un’azienda di servizi informatici questo lo si diceva nel momento in cui si tentava di organizzare una riunione ma non c’era data che potesse vedere seduti intorno al tavolo tutti i referenti necessari. “Chi c’è, c’è. Chi non c’è, non c’è” significava prendere comunque una decisione, a cui si sarebbero dovuto attenere pure gli assenti.

La frase mi è tornata in mente dopo avere ascoltato le parole di Mollo in sala stampa, nel post gara del confronto con il Trastevere. Il commento, comprensibile da parte del collaboratore di Chiappini, ha rimandato ad assenze, infortuni e condizioni precarie. Lo stesso motivo per il quale i massimi dirigenti hanno tenuto a sottolineare la propria soddisfazione per il lavoro di Chiappini. 

Non c’è dubbio che il tecnico non abbia mai potuto schierare la sua squadra tipo, ma una verità di ieri e di oggi non può divenire la ragione per la quale il Latina si ritrova a 13 punti dal Rieti ed è costretto a darsi per obiettivo l’accesso ai play-off. Difficile pensare che Chiappini possa avere a disposizione l’undici ideale, tanto più dopo il grave infortunio occorso a Barberini, il migliore tra i nerazzurri in questa prima metà di campionato. Ci sarà sempre un motivo perché ora l’uno ora l’altro tra i titolari sia costretto a dare forfait.

Probabilmente è vero, nella sua versione migliore il Latina potrebbe competere con il Rieti, ma quella versione se c’è, è soltanto virtuale e come tale non fa classifica. Bisogna rinunciare alla speranza in una squadra perfetta e trovare piuttosto un impianto tattico convincente, tale indipendentemente dagli interpreti a cui, naturalmente, è comunque demandata la qualità, ma non già la valenza, del gioco.