Il rigore di Salerno non diventi un alibi

Dal 1992 è collaboratore de “Il Messaggero”, dal 2009 collabora con la “Gazzetta dello Sport”. Inizia scrivendo di baseball, poi cede ai tentacoli del calcio.
13.04.2016 15:28 di Vincenzo Abbruzzino   Vedi letture
Il rigore di Salerno non diventi un alibi

Arrivo ultimo a commentare la sconfitta di Salerno, ma ho preferito fare sedimentare rabbia e delusione nonché confrontarmi a distanza con le opinioni altrui prima di avventurami nell’ennesima disanima. Mi ritrovo ad andare controcorrente, ad essere una voce fuori del coro, ma non vorrei che il rigore concesso alla Salernitana diventi un alibi per assolvere in toto la prestazione dei nerazzurri all’Arechi.  

Prima di essere frainteso dico subito che il Latina mi è piaciuto, che s’è visto come stia crescendo nell’essere, pensare e giocare da squadra, come ci siano delle idee in campo. Sottolineo pure che condivido la stizza della società per l’arbitraggio di Abisso: con lo stesso metro con cui è stato assegnato il penalty ai granata, ce ne sarebbero stati due anche per i nerazzurri, ultimo quello su Corvia a fattaccio avvenuto. Nel contempo non mi sento però di assolvere del tutto Esposito che comunque ha commesso un’ingenuità in un momento in cui era chiaro che il minimo episodio in area avrebbe potuto avere pesanti conseguenze, come in effetti è stato. Ho spesso, non sempre, apprezzato le capacità di Esposito, il suo “fare sentire i gomiti”, la sua determinazione, ma nell’occasione avrebbe potuto evitare di offrire il seppure flebile spunto all’arbitro per intervenire.

A mio avviso la partita non si è però decisa all’86’. Fonte di rammarico non deve essere tanto il rigore, quanto il fatto di non essere stati capaci per due volte di difendere il vantaggio. Come si temeva, è mancato il filtro per vie centrali non tanto per la lentezza di Mariga, quanto per i movimenti in ripiegamento di Mbaye anche se c’è chi mi ha fatto notare che sul gol di Odjer le responsabilità maggiori sono da attribuire a Schiattarella.

Anche la gestione delle sostituzioni, in termini di tempi e scelte, è rivedibile e qui torno a ribadire quanto scritto due settimane fa: non è una bestemmia rinunciare al 4-3-3 se l’andamento della partita richiede di romperne l’inerzia. Il Latina nel secondo tempo non ha giocato per vincere la partita, ma per mantenere il risultato, e allora tanto valeva provarci con gli uomini deputati a farlo.