L'eredità degli impegni con Cassino e Ladispoli

Dal 1992 è collaboratore de “Il Messaggero”, dal 2009 collabora con la “Gazzetta dello Sport”. Inizia scrivendo di baseball, poi cede ai tentacoli del calcio
11.04.2019 19:05 di Vincenzo Abbruzzino   Vedi letture
L'eredità degli impegni con Cassino e Ladispoli

I due impegni interni consecutivi del Latina, avversari il Cassino e il Ladispoli, ci hanno offerto altrettante buone prestazioni da parte degli uomini di Di Napoli, seppure con esiti opposti. C’è chi in questo ha visto una continuità tra i due confronti, continuità che però va circoscritta alla qualità del gioco. Le due partite, complici gli avversari, sono state interpretate infatti in modo diverso dal Latina. Nel confronto con il Cassino, la manovra dei nerazzurri si è sviluppata prettamente per linee verticali o per lo meno è in questo modo che sono state create le occasioni migliori. Contro il Ladispoli, invece, le geometrie hanno ritrovato l’ampiezza tant’è che, giudizio pressoché unanime, tra i migliori è risultato Galasso. Diverso il concetto di gioco così come il progetto di fondo laddove contro i ciociari Di Napoli ha proposto una mediana con l’innesto dell’under e un attacco di veterani, per poi invertire le scelte nel confronto della domenica successiva. La netta differenza nei valori dell’avversario non consente di fare valutazioni su quale delle due opzioni sia risultata la migliore. Le due prove si prestano semmai a qualche considerazione sui singoli. Le scelte di Di Napoli nel corso del match con il Ladispoli, ad esempio, fanno percepire la difficoltà in questo momento di Barberini, mentre in queste due settimane si sono fatti notare positivamente Energe, efficace punto di discontinuità nel procedere del confronto con il Cassino, e Marino, fin troppo sfrontato domenica scorsa, tanto da peccare di eccesso di egoismo. Un ultima notazione la merita Atiagli: il suo dinamismo è ben noto, così come la scarsa qualità tecnica. Considerazione quest’ultima clamorosamente smentita nell’ultima di campionato, quando l’esterno mancino non ha fallito un cross, calciandone più d’uno in corsa e in equilibrio instabile, per poi farsi notare ( e applaudire), nel corso della ripresa, pure per una conclusione a rete dalla lunga distanza che avrebbe meritato migliore sorte.