Poche idee ma confuse: il Latina e la svolta che non c'è

Dal 1992 è collaboratore de “Il Messaggero”, dal 2009 collabora con la “Gazzetta dello Sport”. Inizia scrivendo di baseball, poi cede al calcio
29.10.2019 00:00 di Vincenzo Abbruzzino   Vedi letture
Poche idee ma confuse: il Latina e la svolta che non c'è

Viene facile definire amaro l’esordio sulla panchina del tecnico Agenore Maurizi. Un debutto coinciso con la prima sconfitta interna della stagione del Latina, risultato forse eccessivo ma non a tal punto da essere scandaloso.

La svolta, insomma, non c’è stata e nemmeno poteva esserci dopo appena una settimana di lavoro del nuovo allenatore. Maurizi, che alla vigilia aveva evidenziato la sua propensione a parlare di “principi” piuttosto che di “moduli”, ha provato a rimescolare le carte, posizionando i suoi in modo innovativo rispetto alla gestione Di Napoli. La difesa s’è schierata con quattro uomini, scelta che confermata renderebbe inutili i tanti centrali in organico, mentre in mediana Begliuti ha operato da interno, lasciando a Gerevini la regia da posizione arretrata. Davanti, con Fontana in mezzo, il tridente offensivo è stato completato da Punzi e Corsetti, a cui presumibilmente spettavano i compiti di velocizzare la manovra.  

Un costrutto che non ha funzionato granché, il Latina ha giocato poco a calcio e di idee non se ne sono viste molte. I motivi del fallimento li ha spiegati lo stesso Maurizi nel dopo partita, quando ha evidenziato la difficoltà della mediana nell’accompagnare la manovra e nell’inserirsi. Escludendo Corsetti dalla linea di mezzo, Maurizi s’è privato dell’unico uomo in grado finora di garantire gli inserimenti dalla mediana, senza peraltro ottenere in cambio manforte offensiva dal numero “10” nerazzurro che ha patito particolarmente la posizione così avanzata e un reparto così nutrito. Nel giudizio post partita di Maurizi c’è però l’individuazione di una delle principali lacune del Latina di oggi: i movimenti degli uomini di centrocampo,  più mediani (nel senso dell’interdizione) che centrocampisti (nel senso della proposizione). Ne scaturisce che il gioco del Latina si esaurisce in un lungo giro palla che non trova sbocchi e neanche garantisce, come ci si attenderebbe, una efficace copertura del campo, qualità evidenziata invece dalla Torres.

Questione di progetto tattico ma anche di uomini, nonostante le parole di Mariotti (il tecnico della Torres) che nel dopo partita ha esaltato la valenza dell’intero organico nerazzurro. Le sue parole più che un complimento, sono sembrate una gran presa per i fondelli.