Serie B, più addio che arrivederci. In quattro anni di divisioni il Latina ha rappresentato solo sé stesso

 di Vincenzo Abbruzzino  articolo letto 1844 volte
Serie B, più addio che arrivederci. In quattro anni di divisioni il Latina ha rappresentato solo sé stesso

Mi auguro che sabato, contro il Perugia, si possa assistere ad una bella partita, ad uno spettacolo degno di un addio. Dopo quattro anni nella cadetteria, sarà l’ultima partita in serie B e deve lasciarci un ricordo bello, la summa di anni in cui la squadra si è confrontata con le migliori realtà del calcio italiano, si è fatta conoscere, è riuscita a dare visibilità alla città altrimenti al centro dell’attenzione nazionali per motivi non proprio edificanti.

Il cruccio, che poi è il vero fallimento di questo quadriennio, è il non essere riusciti in tutto questo tempo a creare una identità sportiva e soprattutto non si è riusciti a costruire nulla se non il culto malato della personalità di pochi.

Il Latina non ha unito, bensì ha diviso la comunità cittadina. Fatta eccezione per la prima stagione, laddove i successi sul campo hanno fatto da collante, il Latina non è stato capace di identificarsi con la città e viceversa. La comunità non ha sentito la squadra come sua e i tifosi a loro volta non hanno gradito l’interesse della città, basti guardare alle polemiche sulla presenza dei cosiddetti “occasionali” al Francioni. Il Latina non ha rappresentato nessuno, se non sé stesso. È stato vissuto come un enclave riservato a pochi, agli amici degli amici, un cerchio magico che i fatti e le inchieste hanno dimostrato che di magico aveva ben poco. La città non ha amato questo Latina e anche sul prossimo è diffidente, in attesa che i fatti diano sostanza alle parole.

Il fallimento di oggi lascia dietro di sé soltanto macerie. A parte il forte indebitamento, in questi anni non si è costruito nulla. Non un settore giovanile, non una struttura societaria, non un dirigente, non un giocatore. Nulla. Dilettanti eravamo e dilettanti siamo rimasti nonostante i colpi di belletto con cui si è tentato di mascherare la realtà. Il Frosinone, da retrocesso, ha vinto un titolo giovanile, ha costruito un tecnico, ha rinforzato le proprie fondamenta, e che piaccia o no si è dato un futuro. Il Latina ha agito sul quotidiano, sull’estemporaneità anche laddove la si chiamava programmazione. Ha puntato forte sui colpi di fortuna, sul risultato immediato piuttosto che sugli obiettivi a lungo termine.

È per questo che la retrocessione mi fa paura, è per questo che il confronto con il Perugia temo sia un addio e non un arrivederci.