Esclusiva - Panini: "L'Albalonga non giocherà per il pareggio. Che ricordi con Somma e Sanderra"

 di Matteo Ferri  articolo letto 3734 volte
Esclusiva - Panini: "L'Albalonga non giocherà per il pareggio. Che ricordi con Somma e Sanderra"

Oltre 130 presenze tra i professionisti, una carriera vissuta quasi interamente sui campi infuocati del sud Italia. Da tre anni a questa parte, Manuel Panini ha scelto di tornare definitivamente a casa, dopo la brevissima parentesi a Civita Castellana nel 2011, sposando la causa dell'Albalonga, la società che, nelle intenzioni del presidente Camerini, avrebbe dovuto riunire in unico progetto i comuni dei Castelli Romani. Ed in effetti, nonostante i tanti anni lontani da casa, Panini castellano d.o.c. lo è: nato a Marino, residente a Grottaferrata, oggi bandiera e simbolo del club di stanza ad Albano Laziale. Una sorta di sintesi perfetta dello spirito primigenio di un'Albalonga che si appresta a vivere il suo momento più alto sfidando il Latina nella semifinale dei playoff. Le sue parole in esclusiva ai microfoni di TuttoLatina.com

Manuel, arrivate al match di domani dopo una sconfitta che ha messo fine alla lunga striscia positiva ma forse il problema principale è la squalifica di un giocatore fondamentale come Corsetti.
La sconfitta di domenica ci poteva anche stare, venivamo da una lunga cavalcata molto dispendiosa sia a livello mentale che fisico e in più il mister aveva deciso di cambiare molti giocatori in vista degli impegni successivi. Purtroppo il rosso a Claudio non ci voleva e ci ha lasciato sorpresi, così come altre decisioni arbitrali di domenica scorsa. È vero che ha colpito il pallone con il braccio ma era voltato e a termini di regolamento la sanzione è sembrata davvero eccessiva.

Difficile pensare di speculare sui due risultati che avete a disposizione, però è innegabile che i favori del pronostico pendano più dalla vostra parte, anche perché la vostra è la difesa meno battuta del girone.
Si incontrano due squadre atipiche perché il Latina fuori casa ha steccato spesso ma anche noi in casa, pur senza perdere, abbiamo buttato al vento qualche punto che alla lunga ci ha tagliati fuori dalla lotta per la vittoria. Avere due risultati su tre è sicuramente positivo ma l'esperienza mi insegna che quando ti adagi e giochi per il pareggio, alla fine la partita la perdi. Dobbiamo approcciare nel modo migliore la partita, aggredire il Latina e non farli giocare perché i nerazzurri sono tra le squadre più forti del girone quando possono sviluppare la manovra e hanno un organico di assoluto livello, a cominciare da Iadaresta.

Iadaresta che "rischia" di aver perso la classifica marcatori proprio per quel gol assegnato a Scibilia contro di voi due mesi fa.
Avrà il dente avvelenato, speriamo di farlo rimanere arrabbiato...

Dopo la vittoria col Rieti voi avete vinto altre tre partite di fila, poi il blackout con tanti pareggi che vi hanno allontanato dal primo posto. Calo fisico oppure a livello psicologico rincorrere per tutto l'anno vi ha tolto energie?
Noi abbiamo sofferto un problema che è alla base di tutto: non eravamo costruiti per vincere il campionato e settimana dopo settimana ci siamo ritrovati lassù. Sarebbe eccessivo parlare di miracolo, però senza dubbio la nostra stagione è andata oltre le aspettative perché numericamente eravamo contati. Aggiungi anche che, nel momento decisivo, ci siamo ritrovati a fare i conti con l'assenza di un giocatore fondamentale come Nohman, senza che in rosa avessimo un sostituto in grado di andare in doppia cifra. Tanti punti li abbiamo persi in casa pareggiando partite che, con un attaccante con le caratteristiche di Daniele, probabilmente non avremmo perso. Magari alla fine avrebbe vinto lo stesso il Rieti, però se la sarebbero sudata fino all'ultima giornata.

Per te è la terza stagione ad Albano, nel 2015 avevi giocato i playoff con l'Agropoli perdendo (ma solo per il peggior piazzamento in classifica) la finale del girone contro il Rende. Avrai sicuramente seguito il dibattito sulle seconde squadre e sul possibile blocco dei ripescaggi. Che idea ti sei fatto di questa novità appena introdotta?
Questo è un discorso lungo e complesso, che ho affrontato anche con persone vicine all'Associazione Italiana Calciatori. Annunciare l'inserimento delle seconde squadre adesso, alla vigilia dei playoff e imponendo il blocco dei ripescaggi la trovo una mancanza di rispetto nei confronti di tutte quelle società che hanno costruito squadre importanti e che, arrivate a questo punto della stagione, contano sui ripescaggi. Tra l'altro, far uscire indiscrezioni di questo tipo a pochi giorni dall'inizio degli spareggi, rischia di falsare un campionato che, al contrario, è stato bello e avvincente. Le seconde squadre possono anche essere una buona idea, in teoria, ma ci si dimentica che la maggior parte delle rose di C o di D sono composte da tanti ragazzi arrivati in prestito da società professionistiche e che queste seconde squadre andranno a compromettere la regolarità dei tornei perché non avranno obiettivi di classifica. Per far giocare i giovani esiste già la Primavera, il problema è che spesso nei settori giovanili si preferisce far giocare i parenti dei dirigenti o chi porta i soldi piuttosto che chi realmente merita. In Italia non sforniamo più talenti da anni e tutto il sistema andrebbe riformato, a cominciare dalla regola disastrosa sugli under che ha finito col rovinare sia i giovani, perché una volta usciti dall'età di lega si ritrovano disoccupati e senza prospettive, sia i più anziani, costretti a scendere di categoria perché sostituiti per ragioni di età. Io ho giocato undici anni tra i professionisti e sono stato costretto a smettere e ripartire dai dilettanti perché giocavo terzino e in quel ruolo venivano presi soltanto gli under seguendo il principio che il ragazzino, sugli esterni, ha meno possibilità di fare danni. Eppure, se andiamo a prendere le statistiche, il numero di giovani uscito dalla C o dalla D e arrivato ai massimi livelli è irrilevante, di gran lunga inferiore a quello di vent'anni fa, quando in campo si andava per meriti e non per ragioni anagrafiche.

Foto di Luigi Gasia/TuttoLegaPro.comPer certi versi sei legato a Latina perché il tuo primo anno in prima squadra da titolare lo hai fatto alla Cavese, con Mario Somma allenatore che in quella stagione sperimentava il 4-2-3-1. Che ricordi hai di quella stagione?
Quell'anno facemmo un campionato clamoroso. Il mister arrivò alla quinta giornata, avevamo pochissimi punti e già cinque o sei gol subiti, da allora non perdemmo mai più una partita e prendemmo in tutto altri dieci gol. Ambrosi, il portiere, fece per due volte una striscia di imbattibilità di oltre 1000 minuti. Si vedeva già da allora che Somma era più che preparato, all'epoca faceva degli allenamenti e delle esercitazioni tattiche che ancora oggi sono considerate all'avanguardia. Anche se è arrivato a calcare palcoscenici importanti, ritengo che avrebbe meritato molto di più nella sua carriera.

Per te, che hai mosso i primi passi a Frosinone, quello di domani è quasi un derby
A Frosinone sono cresciuto calcisticamente, le giovanili le ho fatte lì e ho esordito in prima squadra con Sanderra. Venivo dalla Berretti, avevamo vinto il campionato con Mariotti che oggi mi allena ad Albano e io, con altri ragazzi, venni inserito nella rosa della prima squadra. Con il Latina sono imbattuto, entrai negli ultimi minuti del derby del 2003 che vincemmo di misura, poi nella seconda metà di stagione passai alla Cavese e vincemmo 3-0 contro i nerazzurri mentre l'anno successivo, sempre a Cave de Tirreni, pareggiamo al Francioni e al ritorno finì 5-0 per noi. Se aggiungi i due pareggi di quest'anno, col Latina sono imbattuto e spero di mantenere la tradizione anche domenica.