Il pagellone della stagione 2013/2014 del Latina Calcio

27.06.2014 15:00 di Marco Ferri   Vedi letture
Il pagellone della stagione 2013/2014 del Latina Calcio

La lunga e indimenticabile stagione del Latina ripercorsa attraverso i voti dati da TuttoLatina.com a ogni singolo protagonista.

IACOBUCCI 7,5: Colleziona record, dall'imbattibilità assoluta alle presenze stagionali, risultando il giovane con la parabola di crescita più costante. Qualche piccola incertezza, fisiologica in 47 partite, oscurata dalle notti magiche di Bari e Crotone, nelle quali mette, in tutti i sensi, le mani sulla vittoria. Da sette giorni il Latina è ufficialmente senza portiere: e se Facci bussasse di nuovo all'uscio del Parma?
IOIME, PAWLOWSKI E TOZZO S.V.: Si alternano nel ruolo di vice Iacobucci ma il numero uno pescarese non concede loro neppure un minuto. I primi due salutano a gennaio, il giovane di Riva del Garda assiste da spettatore fino ai play off.
BALDAN 6: Titolare in Coppa Italia e all'esordio, poi il ginocchio fa crac due volte e lo costringe a un calvario immeritato. Oscar alla sfortuna.
BROSCO 7: "Giocatore di categoria" nonostante la giovane età, conquista immediatamente quei galloni di titolare che, complici cessioni e infortuni altrui, non verranno più messi in discussione. Collezionatore di cartellini, si esalta quando Breda blinda il reparto, ma nei momenti cruciali va incontro a qualche topica di troppo. Imperdonabile quella su Marilungo che costa la promozione.
BRUSCAGIN 6,5: Breda, che non perde occasione per elogiarne la professionalità, gli riserva il trattamento che attiene, di norma, allo sconosciuto rimediato in extremis in una partita di calcetto per completare i quintetti. Eppure, quando viene chiamato in causa, "Brusca" non sbaglia mai. A Terni è un gigante, col Cesena si infila D'Alessandro in tasca, e reagisce da signore anche all'opinabile esclusione post rinnovo. Il destino lo ricompensa permettendogli di giocare la gara della vita: la palla che non riesce a sottrarre alla disponibilità di Defrel gli passerà davanti ancora per tante notti.
COTTAFAVA 8: Fa spendere tutti i superlativi nella stagione regolare, ai play off torna ad essere "normale" e non riesce a mettere una toppa ai molteplici errori dei compagni di reparto. Per Auteri non aveva i parametri ideali per disputare, alla soglia delle 37 primavere, un campionato lungo ed esigente come quello cadetto. Impiega 46 partite per avvalorare la tesi del tecnico siciliano: li ha (ancora) da Serie A.
DI CHIARA 6: Vice Alhassan, ma fino a gennaio, quando si trasferisce a Catanzaro, passa la maggior parte del tempo fuori dall'elenco dei convocati. Riesce ad imporsi a dicembre, mettendo assieme tre presenze tra Ternana, Siena e Cesena, unica apparizione da titolare. Del suo passaggio nel capoluogo pontino verrà ricordata soprattutto l'eccentrica cresta bionda.
DE GIOSA 6: È lui ad inauguare la lunga serie degli infortuni occorsi ai difensori. Va ko col Varese, Breda non lo prende mai in considerazione e a gennaio migra a Reggio Emilia.
ESPOSITO 7,5: Poco appariscente (nota di merito per un difensore) abbatte la percentuale d'errore avvicinandola allo zero. Tra i primi a sposare il progetto in estate, perde per il secondo anno, dopo Lecce, la promozione all'ultimo respiro. Un digiuno che lo farà arrivare il 23 agosto con ancora più fame dei compagni.
FIGLIOMENI 6,5: Fisico da divo di Hollywood, piede da regista mancato e carisma da leader. Lo manda Raiola e fino al giro di boa, alternandosi a sinistra con Brosco, completa un reparto fortissimo. A La Spezia trova anche la prima zampata stagionale. È il 29 dicembre e da quel giorno, tra stiramenti e tendiniti, non lo si vede più mettere piede in campo.
ALHASSAN 7,5: Confuso e infelice con Auteri, si trasforma col passaggio al 3-5-2 che lo proietta tra i migliori cursori del campionato. La sua cavalcata con l'Empoli, coronata dal cross al bacio per la testa di Ristovski, resterà tra gesti tecnici più belli  ammirati al Francioni. Impara a difendere e si disciplina tatticamente pur senza educare i piedi, che restano il tasto su cui battere per puntare a un futuro radioso. Lui il primo ad accorgersene e decide di usare la testa: è sua la zuccata che permette di espugnare lo Scida.
BRUNO 9: È proprio lui, che al campo d'allenamento si presenta ora in utilitaria ora in bicicletta, a "rischiare" di portare i compagni nel calcio patinato delle soubrette e delle auto di lusso. Sublime sintesi della parabola da anatroccolo a cigno, cancella lo scetticismo che lo accompagna a causa dei trascorsi "molossi" a ritmo di batteria e prestazioni. Dopo la sosta diventa l'uomo copertina e resta tale fino all'ultima recita.
CEJAS 6: Dimenticato da Auteri, l'arrivo di Breda fa prevalere le ragioni del cuore e gli permette di tornare in squadra. Solo per poco. Dopo la sfida interna col Modena non colleziona più neppure un minuto, e a gennaio arricchisce l'elenco dei senatori con la valigia gonfia.
CRIMI 9: Contende al "colonnello" la palma di migliore della classe. Non a caso, al pari del compagno di reparto, è l'unico a non calare di livello a giugno. Ultimo, e poco reclamizzato, acquisto del mercato estivo, impiega un mese per far capolino tra i titolari ma da quel momento diventa insostituibile. Breda gli fa fare tutti i ruoli in mezzo al campo, "il bullo" si dimostra bravo tanto a cantare quanto a portare la croce.
GERBO 6: Da "Principino" a "Paperino", compie la metamorfosi in ritiro infortunandosi alla spalla e saltando un girone intero. Al rientro non sfigura nelle rare occasioni che gli vengono concesse (Avellino e Carpi su tutte), ma Breda gli fa pagare per tutti il conto dell'approccio deficitario alla gara di Castellammare e da quel momento in poi non se ne serve più.
LARIBI 6,5: Arriva a gennaio dal Sassuolo con un carico elevato di aspettative, passa in infermeria gran parte del tempo e quando ha l'opportunità di mettersi in luce suscita opinioni contrastanti. Da tutto o niente, chiude la sua esperienza in nerazzurro con tre reti e una fastidiosa sensazione di incompiutezza.
MALTESE 6: Rimandato a settembre. Quando qualità e discontinuità vanno di pari passo. Il rapporto con Breda non decolla e lo costringe a spostarsi a L'Aquila durante la finestra invernale di calciomercato. Il ritiro ci dirà se potrà disporre di una nuova chance.
MILANI 7: È l'arbitro più severo della propria stagione: "Altalenante", la definisce lui stesso a poche settimane dall'epilogo. Ma nel campionato in cui taglia il traguardo dei 200 gettoni in cadetteria, il suo contributo è sempre prezioso.
MORRONE 7: Primo colpo da 90 della campagna acquisti estiva, arriva a Latina con un bagaglio di quattro figli, ma al primo appello stagionale si trova ad accompagnare per mano, sul prato, altri 10 pulcini spauriti. Fa da precettore fin quando il fiato gli è amico, poi si siede accanto alla lavagna diventando un magnifico uomo spogliatoio.
NUNES 6: Chi l'ha visto? Esclusi i fanatici dei social network, soltanto chi ha sfidato le intemperie contro il Pescara o ha deciso di seguire la squadra nella Caporetto Modena. Perchè il portoghese svincolato dal Blackburn, da gennaio in poi, fa esclusivamente la spola tra panchina e tribuna.
RICCIARDI 6: Lui il suo obiettivo lo centra. Partito dalla Promozione, arriva a calcare i campi di B. A La Spezia gli mancano 30 centimetri per completare la festa con un gol.
RISTOVSKI 7,5: Devastante fino a dicembre, condizionato dal problema muscolare accusato al rientro da Terni nei mesi successivi. Paradossalmente, però, è nel girone di ritorno che timbra con regolarità il cartellino. La bomba intelligente sganciata al San Nicola è il confetto che mette sul tavolo prima di abbandonare il banchetto. Ci mancherà.
VIVIANI 7: Mente in mezzo a tanti muscoli, inventa calcio per due mesi abbondanti. Poi, però, incappa in un black-out fisico ed emotivo che gli fa riporre con colpevole anticipo la spada nel fodero.
BARRACO 6: Smarrisce nel rebus esterno/seconda punta, dimenticato da entrambi i tecnici, poco inclini alla riconoscenza. Prova a reinventarsi in Lega Pro, ma gli va male anche lì.
CHIRICÒ 6: Insospettabilmente tra i leader dello spogliatoio, inaugura la stagione sparando addosso a Bassi un calcio di rigore a Empoli. Con Breda gode di una considerazione che rasenta lo zero, quando si opera al menisco esce definitivamente di scena.
CISOTTI 7,5: Il Woodstock della compagnia, si mette a ruota nei primi mesi di apprendistato ma, quando decide di uscirne, dimostra di non aver nulla da invidiare ai blasonati compagni d'attacco. Chiude la prima stagione tra i grandi con due gol, tre assist e un dubbio: non avrebbe meritato più spazio?
GHEZZAL 5: "Tanto già lo so/che l'anno prossimo/gioco di sabato", intonano i tifosi nerazzurri per un'estate intera. L'algerino, arrivato in pompa magna, non lo capisce. Segna due gol, sempre di domenica. Poi sparisce, tra un tweet e l'altro, senza che nessuno se ne accorga.
JEFFERSON 7: Cinque gol prima di un addio che scontenta tutti. Spesso fondamentale in corso d'opera, gode soltanto ai play off di quelle occasioni da titolare che scelte tecniche e infortuni gli hanno troppo frequentemente precluso. Non riesce a bissare il gol storico col Pisa, ma sul blitz di Palermo c'è la sua firma.
JONATHAS 8,5: Più di un semplice attaccante, meno di un bomber di razza. Il centravanti più forte della storia calcistica di Latina torna in Brasile (per ora in vacanza, in vista di un addio annunciato) con un bagaglio di 15 gol e qualche rimpianto. Da maggio in poi, infatti, il suo contributo minimo ha tarpato le ali al volo nerazzurro.
NEGRO 6: Auteriano vecchia maniera, entra nella storia del club siglando il primo gol casalingo in B, a fine agosto, contro l'Avellino. Termina la stagione a Benevento prima di essere riscattato, pochi giorni fa, a vantaggio della "fu Nocerina".
PAOLUCCI7: Senza mezze misure: si ama o (calcisticamente parlando) si odia. Chi si aspettava da lui l'uomo in grado di tramutare in oro ogni palla caduta in area è rimasto deluso, chi ha una visione più ampia dello sport più chiacchierato d'Italia non può non riconoscergli un'applicazione da matricola dotata di cifra tecnica superiore. Gli uni e gli altri, che lo hanno visto bucare il sacco tre volte prima dell'infortunio di Crotone che lo ha costretto a saltare il rush finale, andranno in vacanza con un dubbio che sa di curiosità: con il mentore Beretta chissà che non possa essere lui il bomber dalla doppia cifra sicura.
BREDA 9,5: Si fa carico di un paziente fortemente debilitato e in preda a una crisi di nervi, lo rimette in sesto con la medicina della normalità portandolo a un passo dalla gloria. Nel frattempo si lega al territorio, scopre la passione per la bicicletta e si conferma il Raymond Poulidor del calcio italiano, il personaggio che si ferma a un metro dalla gloria. Ma che, a suo modo, arriva. Al cuore.