Derby, una chance giocata male

Dal 1992 è collaboratore de “Il Messaggero”, dal 2009 collabora con la “Gazzetta dello Sport”. Inizia scrivendo di baseball, poi cede ai tentacoli del calcio
07.02.2017 17:30 di Vincenzo Abbruzzino   Vedi letture
Derby, una chance giocata male

Mi è mancata la telefonata di mio padre, scomparso alla vigilia di Natale. Mi avrebbe di sicuro rimproverato, come era solito fare, per il mio commento radiofonico al termine della partita con il Frosinone, gli sarebbe risultato troppo critico.  Di certo non gli sarebbe piaciuto l’aggettivo “stupido” usato per qualificare l’episodio del rigore e, quindi, della sconfitta, così come non avrebbe apprezzato il mio sminuire la reazione nella mezz’ora finale di Bruscagin e compagni. 
Ho letto e ascoltato molte opinioni espresse da colleghi e tifosi a proposito del derby, concordo con il fatto che il Latina non abbia meritato la sconfitta, ma rimango dell’opinione che i nerazzurri se la siano giocata male. Sabato la lettura tattica della partita è stata pressoché immediata. Chiaro l’intento di Marino: privilegiare le linee centrali attraverso la rapidità di manovra oppure con il movimento delle punte a favorire gli inserimenti di Sammarco. In fase di non possesso palla, il Frosinone ha proposto una doppia linea difensiva, con i mediani piazzati costantemente davanti al reparto più arretrato.
Costrutti tattici la cui efficacia è stata esaltata dalla lentezza della manovra nerazzurra, che con Mariga ha concesso almeno un tempo di gioco agli avversari. Al Latina è pure mancata l’ampiezza a sinistra (e quindi l’alternativa) dove Di Matteo ha trovato raramente la profondità e ancora meno la sovrapposizione con Buonaiuto mentre sull’out opposto non ha convinto la prova di Insigne. Vivarini continua ad attribuire all’ex Napoli capacità nell’uno contro uno e di certo è così, ma contro il Frosinone questa caratteristica è venuta meno. Con un avversario perennemente basso e stretto, il creare superiorità numerica attraverso il dribbling, la capacità di saltare l’uomo sarebbe stata arma utile. Eppure la chiave per mettere in difficoltà la difesa ciociara ancora prima dell’inserimento di De Giorgio, era stata trovata con gli inserimenti alle spalle del centrale difensivo di Buonaiuto e le sue diagonali profonde oppure di Insigne. Un movimento favorito dalle difficoltà di Ariaudo nel scegliere se rimanere basso o accorciare rispetto alla mediana. Incertezza che il Latina ha esaltato con lanci lunghi a scavalcare la difesa e che anche nella ripresa, si veda le occasioni di Corvia e De Vitis, si sono dimostrati efficaci.
Una ultima notazione. A La Spezia come nel derby, il Latina ha regalato un’ora all’avversario. I liguri ne hanno approfittato mettendo a segno tre gol e rendendo una impresa la rimonta, i ciociari non ne sono stati capaci e il Latina ha avuto modo di accarezzare l’idea del pareggio. Al Picco a cambiare la partita è stato Rolando, contro i canarini il compito è spettato a De Vitis, comunque l’azione della panchina ha sempre avuto effetti benefici sul gioco nerazzurro il che porta a disquisire sui tempi delle sostituzioni, se fosse più opportuno anticiparli.