Milani: "In Lega Pro eravamo una manica di matti che sapeva entusiasmare. Così si riporta la gente allo stadio"

 di Marco Ferri  articolo letto 1060 volte
© foto di Federico Gaetano/TuttoLegaPro.com
Milani: "In Lega Pro eravamo una manica di matti che sapeva entusiasmare. Così si riporta la gente allo stadio"

Ospite di "Pane&Calcio", trasmissione di informazione sportiva andata in onda ieri sera su SL48, l'ex capitano nerazzurro Andrea Milani ha parlato dei suoi trascorsi con la maglia del Latina e del suo presente nelle nuove vesti di dirigente (è vicepresidente del Piave) e futuro allenatore reduce dall'esperienza ad Empoli come collaboratore di Vivarini. Il suo intervento raccolto integralmente da TuttoLatina.com

Cosa stai facendo ora?
Attaccati gli scarpini al chiodo ho avuto la possibilità di rimanere all'interno dello staff tecnico del Latina come collaboratore. Dopo un anno di "stage" Vivarini penso sia rimasto abbastanza contento e quest'anno mi aveva portato con lui ad Empoli. Poi sappiamo tutti come è andata.

Ora stai approfittando della pausa forzata
Sì, questa settimana sono andato a vedere qualche allenamento del Brescia che era a Latina in ritiro. In futuro ci organizzeremo per poter andare a vedere qualche allenamento di qualche squadra importante per cercare di "rubare" qualcosa.

Quando vedremo Milani in panchina?
Non lo so, è una domanda che in questo momento non faccio neanche a me stesso. Devo imparare, sto imparando molto ed è un percorso abbastanza lungo. Per adesso faccio esperienza, non ho mai guardato tanto lontano.

Come sta Vivarini?
Va a caccia, è la sua passione.

I ricordi nerazzurri
Non sono pochi. Nel calcio molto spesso sono più le delusioni che le gioie. Io ho un equilibrio interno che mi permette di ricordare tutto e molto bene anche le cose positive. A Latina sono state tantissime, dalla vittoria della Lega Pro alla promozione in Serie B. Non avevo mai avuto la gioia di alzare una Coppa, farlo in casa e da capitano è la cosa più bella. Tante bellissime vittorie nel primo anno di B, con poi la delusione finale. Nel prosieguo ci sono state tante belle situazioni, bei gruppi e spogliatoi. C'era una bella storia da raccontare, che purtroppo è finita nel peggiore dei modi.

Bisognerà aspettare tanto per tornare a quei fasti?
Speriamo di no. C'è bisogno di programmazione e di ripartire. Ma c'è anche bisogno di fondi monetari, per gestire una società sportiva ci vogliono i soldi. Da quel poco che ho seguito le vicende prima che riformassero la cordata, non mi sembra che ci siano grosse intenzioni di investire nel calcio pontino. Penso che ci vorrà ancora un po' di tempo.

Che idea ti sei fatto di questo Latina?
L'ho visto domenica e contro una squadra sarda. Penso che sia un Latina che ha avuto delle difficoltà e si vede, perché quando costruisci all'ultimo momento non hai mai lucidità, inizi nelle difficoltà e le trascini. Anche contro il Rieti ha cercato di giocarla, ha avuto davanti una squadra che è più squadra. Da quello che ho sentito lavorano insieme da qualche anno e partono avvantaggiati. Sono fiducioso, in nerazzurro ci sono giocatori di esperienza come Catinali e Rubén. Cossentino è un altro giocatore che può trasmettere. Per fare una valutazione non basta una partita, in quella col Rieti si è visto che c'era una differenza tra le due squadre, ma fin quando si è giocato non stava demeritando così tanto.

Si può risalire?
I punti sono tanti, l'obiettivo deve essere sempre quello di vincere. Riuscirci non è semplice, spesso le partite girano intorno agli episodi. Il Latina non può giocare sempre all'arrembaggio, deve preparare la partita in tutte le fasi e con giudizio e senza pensare al gol. Ci vuole equilibrio in tutte le componenti.

Quale può essere la ricetta per riavvicinare la gente?
La componente che ci portò a fare quella stagione in Lega Pro, culminata con Coppa e promozione, fu l'entusiasmo che portavamo noi. Era una squadra che entusiasmava perché lottava, non mollava mai e dava la sensazione di essere un gruppo unito. Questa cosa si riporta all'esterno, se il tifoso si riconosce la squadra il connubio diventa più semplice. Bisogna crederci.

Le delusioni dei mesi scorsi hanno segnato l'ambiente?
Non è facile superarle. Per chi segue il Latina da una vita sarà una cicatrice che non si toglierà mai. Però bisogna anche guardare avanti e scrollarsela di dosso. Bisogna guardare al futuro e non al passato, anche se dal passato bisogna imparare per crescere.

Qualche chicca del passato?
Siamo passati da un anno in Lega Pro con una manica di matti, dove alcune volte facevamo fatica io e Cottafava a tenerli a bada...C'era quello spirito che ci mandava in campo con un pizzico di presunzione e che ci ha portato a vincere. Abbiamo vinto la finale di ritorno col Pisa andando sotto di un gol, non ci siamo scomposti di una virgola. Sapevamo che l'avremmo portata a casa, ci fu una reazione da squadra e sbagliammo anche un rigore con Max che si stirò...Anche il primo anno di B grande spogliatoio e grande gruppo, chi è arrivato si è integrato molto bene anche all'interno della città. C'era l'entusiasmo giusto di una piazza che vedeva la Serie B per la prima volta. Anche lì c'è stato qualche personaggio all'interno, sempre molto positivo. Ghezzal era il giocatore più forte che avevamo come qualità, all'interno dello spogliatoio era un personaggio positivo. Era un "matto giusto". Ci sono stati anche giocatori importanti come Morrone, Viviani che è arrivato come promessa ed ha mantenuto quello che si diceva, Crimi, Jonathas...Per il resto ci sono state varie vicissitudini che hanno portato al lato negativo, mi piace ricordare quegli anni perché sono stati bellissimi.