SALA STAMPA - Parlato: "Complimenti ai ragazzi. Importante vincere senza subire gol"

07.10.2018 19:07 di Matteo Ferri  articolo letto 905 volte
SALA STAMPA - Parlato: "Complimenti ai ragazzi. Importante vincere senza subire gol"

La conferenza stampa del tecnico del Latina Calcio 1932, Carmine Parlato, raccolta da Tuttolatina.com a margine del successo dei nerazzurri contro il Monterosi nella quinta giornata del campionato di Serie D.

La prima domanda è su De Martino.
Il ragazzo ha preso questa botta all'interno del ginocchio e ora è un po'gonfio. Il dottore sta valutando il da farsi, nella giornata di domani si capirà qualcosa in più, io mi auguro che non sia nulla di grave.

Nel primo tempo avete un po'sofferto la manovra avversaria.
Sì è vero. In settimana avevo lavorato su due moduli, sabato ho detto che mi sarei regolato in base al campo e credo che oggi, per la prima volta, si è visto un cambiamento di modulo dovuto alle difficoltà che si vedevano in campo. Sono stato testardo, mi sono autoconvinto di cambiare dopo un quarto d'ora per poi andare a mettere delle caratteristiche più idonee in un modulo che ritengo più adatto a questa squadra. In precedenza c'era un equilibrio diverso, si copriva diversamente meglio il campo. Avevamo difficoltà sugli esterni, ma questo lo sapevamo già. Abbiamo iniziato bene nel primo tempo, poi ci siamo abbassati e potevamo anche prendere gol. Poi nella ripresa abbiamo fatto una bellissima partita.

Qualcuno deve dire a questi ragazzi che possono diventare una squadra importante?
Devono giocare sempre con velocità, fin dall'inizio. Giocare veloce non significa solo giocare a due tocchi ma anche velocizzare le rimesse laterali per sorprendere l'avversario.

Un giudizio su Barberini?
Ha tecnica e fisicità e una capacità di inserimento importante. Viene da un infortunio grave e ritengo che sia un trequartista atipico. Sa fare tutte e due le fasi, non è come Casimirri o Tiscione. Deve migliorare ancora nell'intensità ma può essere di grande aiuto alla squadra.

Quanto è vicino alla sua idea di Latina?
Fa piacere aver vinto, dobbiamo fare i complimenti ai ragazzi perché sanno ascoltare e in campo ci mettono del loro. È importante vincere senza subire gol perché così diventi sempre più solido ed ermetico. In questo momento non possiamo ancora giocare a viso aperto o di fioretto, dobbiamo correre, menare e fare in modo di giocare tutti sotto la linea della palla e tutti in attacco quando c'è da aggredire l'avversario.

Perché hai cambiato modulo dopo aver provato il 4-3-1-2 a lungo?
Perché alla squadra serviva più equilibrio. Tutti dovevano lavorare con spirito di sacrificio, anche gli attaccanti. Trovare compattezza e solidità e poi piano piano alzarsi ha creato alla squadra consapevolezza e fiducia. Non è tanto il modulo che fa la differenza quanto l'atteggiamento. Oggi nella ripresa ho visto una squadra che faceva le cose, magari anche sbagliando ma con la volontà e la forza d'animo. Guardate quanti chilometri ha fatto oggi Iadaresta, soprattutto nel finale. Tante volte i giocatori si fanno le paranoie per i moduli da cambiare, io gli rispondo "Ma pensa a giocare e a correre..."

Masini?
Gerardo si sacrifica molto per il bene della squadra ed è quello che piace a me.

Le dediche di Casimirri dopo il gol cosa significano?
Fa piacere che lui possa avere avuto questa gioia. Poi che abbracci i compagni, me o si rivolga alla fidanzata in tribuna va bene. Il ragazzo sente la fiducia, può nettamente fare di più se solo ogni tanto non avesse il freno a mano tirato.

Ti è piaciuto Iadaresta?
Se la squadra fa ciò che deve, lui e Gerardo hanno tante occasioni per fare gol. Io gli rompo le scatole perché deve correre e smarcarsi. Da ex difensore gli dico sempre di non farsi vedere dai difensori perché se il difensore ti vede, sei morto. Il bravo attaccante è quello che non si fa vedere e poi sbuca all'improvviso.

Il tuo commento su Avellino-Cassino?
Sinceramente mi interessa poco. Mi interessavano i tre punti da prendere contro il Monterosi. Da martedì torniamo a lavorare in maniera serena e consapevoli di non aver ancora fatto niente.