La banalità del pari

Dal 1992 è collaboratore de “Il Messaggero”, dal 2009 collabora con la “Gazzetta dello Sport”. Inizia scrivendo di baseball, poi cede ai tentacoli del calcio.
29.04.2021 19:00 di Vincenzo Abbruzzino   Vedi letture
La banalità del pari

Latina vs Cassino, una partita banale dal risultato (1-1) banale per delle riflessione (le mie) banali.

Prima riflessione banale: la bacchetta magica
Era la prima di Scudieri di nuovo sulla panchina del Latina, e il tecnico s’è ritrovato a ripartire da dove aveva lasciato, ma sopratutto con i medesimi risultati con cui aveva salutato. La squadra almeno inizialmente ha mostrato una gran voglia di fare, ma poi s’è spenta e, nella ripresa, ha del tutto chiuso l’interruttore del pensiero lasciandosi andare ad un gioco sterile nonostante Scudieri l’abbia provate un po’ tutte, agendo sugli uomini e sul modulo. Scudieri insomma è un tecnico, mica un mago con la bacchetta.

Seconda riflessione banale: la partita andava chiusa
Il Latina ha avuto la possibilità di sbarazzarsi del Cassino ancor prima del vantaggio di Di Renzo. I nerazzurri per 25’ hanno sovrastato l’avversario sul piano del palleggio. A sinistra Alessandro ha ridicolizzato Raucci, a destra i movimenti di Sarritzu e gli inserimenti di Teraschi, e più raramente di Allegra, hanno messo in difficoltà i ciociari. Sta bene Grossi, l’allenatore del Cassino, ad affermare: "Abbiamo lasciato giocare il Latina sugli esterni, ma all’interno non abbiamo concesso nulla". A me è parso che più che per le capacità del Cassino, la supremazia sugli esterni dei nerazzurri Latina non sia stata finalizzata per incapacità: cross fuori misura, difficoltà nel gioco aereo, errori nei tempi di inserimento della seconda punta o di chi ne faceva le veci.

Terza riflessione banale: poche conclusioni a rete
Ad un certo punto perfino Scudieri ha gridato ai suoi di smetterla di crossare. Nel Latina c’è un evidente sbilanciamento tra i palloni giocati, la superiorità territoriale e il numero di tiri verso la porta avversaria. Eppure due volte i nerazzurri hanno concluso nello specchio ed in entrambe le occasioni si è sfiorato il gol, evitato dapprima da un intervento difensivo sulla linea e poi, nella ripresa, da una parata con i piedi di  Della Pietra.

Quarta riflessione banale: il centrocampo non accompagna la manovra
Il Latina ha convinto nei primi 25 minuti di gioco perché oltre a sfondare con facilità sugli esterni, ha accompagnato la manovra con tutta la squadra, rimasta alta. Il Cassino è stato costretto a difendere a quattro dai nerazzurri che hanno preso possesso della metà campo avversaria con Barberini molto a ridosso delle linee più avanzate. Una pressione che si è andata perdendo con il trascorrere dei minuti e una cosa è recuperare palla sulla trequarti, un’altra è tornarne in possesso in mediana o, peggio, davanti alla difesa. Nel primo caso la difesa avversaria ha poco tempo per organizzarsi, nel secondo ti ritrovi ad attaccare contro un avversario piazzato alla meglio. Oltretutto, tornando a quanto già scritto, un centrocampo che accompagna rende più facile i tentativi di conclusione.

Quinta e ultima riflessione banale: contro le difese schierate non si segna
E’ la più scontata delle riflessioni ma è anche la più incontrovertibile. Il Latina quando, e capita spesso nella ripresa, è costretto ad attaccare contro un avversario schierato e corto non riesce a trovare le contromisure. Mancanza di idee, palleggio troppo lento, panchina corta? Quali che ne siano i motivi, i nerazzurri annaspano ed, è un classico, che soltanto nei minuti finali riescano a produrre quel forcing nervoso e fisico necessario a buttarla in “caciara” e a confondere e intimorire l’avversario.

Conclusione banale
Il secondo posto farebbe un gran comodo in ottica ripescaggio, la distanza dall’Artena è minima, ma il Latina per centrare l’obiettivo deve se non proprio cambiare pelle, almeno darsi un deciso colpo di belletto.