L'esonero di Di Donato un fallimento per tutti, nessuno escluso

Dal 1992 è collaboratore de “Il Messaggero”, dal 2009 collabora con la “Gazzetta dello Sport”. Inizia scrivendo di baseball, poi cede ai tentacoli del calcio.
15.01.2024 14:31 di Vincenzo Abbruzzino   vedi letture
L'esonero di Di Donato un fallimento per tutti, nessuno escluso

L’esonero di un allenatore, come nel caso di Di Donato al Latina, è la certificazione di un fallimento.  Un fallimento che è di tutti, al di là che nei fatti venga imputato a una singola persona. È il fallimento del tecnico, indubbiamente, ma anche dei giocatori e della società nella sua interezza, nessuno escluso. Una corresponsabilità che però non aiuta a capire le ragioni del tracollo perché quando la colpa è di tutti, finisce per non esserci responsabilità acclarata di alcuno.

E capire cosa abbia determinato l’evidente involuzione di gioco e di risultati del Latina non è facile, non la si risolve facendo di Di Donato l’unico capro espiatorio. Anche la scorsa stagione il Latina aveva vissuto un momento davvero buio: 8 giornate senza l’ombra di una vittoria, con 4 sconfitte e 4 pareggi. Eppure sappiamo tutti come è andata a finire, la squadra ha centrato i play-off con un organico probabilmente meno competitivo dell’attuale. Di Donato in questi due anni a Latina è cresciuto notevolmente, ha avuto una evoluzione tecnica che prima di ogni cosa ha fatto leva sul mettere in discussione le proprie certezze tattiche. Siamo passati dall’intoccabile 3-5-2 a una squadra capace di mutare più volte veste tattica nel corso della stessa partita. Verrebbe da dire che siamo passati da un eccesso (conservativo) ad un altro (duttilità) a scapito, come è avvenuto, dell’identità del gioco nerazzurro e con esso delle sicurezze dei giocatori.

Pesa nel giudizio di questa prima parte della stagione nerazzurra l’assenza di risultati nelle partite interne, laddove l’osservazione del tifoso è diretta, non è filtrata dalla ripresa televisiva. E le difficoltà al Francioni altro non sono che lo specchio da una parte dell’incompletezza di un progetto tattico incapace di proteggere sé stesso (eccessiva permeabilità alle ripartenze avversarie) dall’altre dei limiti dei singoli, dell’incapacità di alcuni tra i protagonisti in campo ad assicurare tutte le fasi di gioco, a essere mentalmente (deficit di attenzione) solidi.

A tutto questo Di Donato, se gli fosse stato concesso il tempo necessario, avrebbe forse posto rimedio in sintonia con una oculata opera di potenziamento dell’organico in sede di mercato invernale. Se non gli è stato permesso è perché probabilmente sono altre le cose che non vanno nel Latina.

Dall’esterno non si hanno tutti gli elementi per giudicare quanto sia plausibile l’esonero. Certo è che, come ipotizzato da più di un collega, se il rapporto tra tecnico e giocatori si è effettivamente deteriorato, la società non ha avuto alternative, la decisione appare ineluttabile. È frase scontata, ma dalla crisi si esce soltanto remando tutti nella stessa direzione e i primi a farlo dovranno essere proprio i giocatori, chiamati a ritrovare la necessaria sintonia d’intenti.

Vedremo.