Anche per quest'anno la serie C resta un sogno

Dal 1992 è collaboratore de “Il Messaggero”, dal 2009 collabora con la “Gazzetta dello Sport”. Inizia scrivendo di baseball, poi cede ai tentacoli del calcio.
29.03.2021 20:00 di Vincenzo Abbruzzino   Vedi letture
Anche per quest'anno la serie C resta un sogno

Anche quest’anno la serie C rimane un sogno per il Latina. Il pareggio interno con il Lanusei combinato con il successo del Monterosi, che peraltro ha una partita in più da recuperare, pone una pietra tombale sulle speranze nerazzurre. L’undici viterbese ha in questo momento un altro passo rispetto ai pontini e il suo campionato l’ha già vinto, da qui in poi può solo perderlo, circostanza difficile ma non certo impossibile.

Al Latina è mancato il coraggio del cambiamento, dell’andare oltre le proprie certezze, di sconfinare dalla propria comfort zone. Ciullo ha continuato a muoversi nel solco tracciato da Scudieri: stessi uomini, stesso modulo. Il gioco ora è fatto di minore palleggio, e di maggiore rapidità nel cercare la profondità. La squadra è apparsa più corta ma anche più piatta con il tris d’attacco sulla stessa linea, il che domenica ha reso vita facile alla difesa del Lanusei, andando peraltro così ad occupare tutti gli spazi per i possibili inserimenti dalla mediana.

Che il Latina non fosse più la brillante squadra di avvio stagione lo si era capito da tempo e non essere corsi ai ripari è stato un errore. Ci si è illusi, e nel mucchio c’è pure chi scrive, che la flessione fosse dovuta alle assenze lamentate nei primi due mesi dell’anno, ma gli ultimi risultati dicono quanto questa analisi fosse fallace.

I limiti sono altri. Il Latina con gli interpreti di oggi – vuoi per caratteristiche tecniche come per condizione – non può permettersi il tridente offensivo, non è in grado di attivarlo né di gestirlo. Oltretutto con tre uomini lì davanti, il centrocampo fa legna, minutaggio nel possesso palla ma ragiona poco e ancor meno sostiene la manovra se non in ampiezza. Sevieri, l’uomo deputato alle idee e alle illuminazioni, si perde in un estenuante lavoro di cucitura che alla lunga ne mina la lucidità, andrebbe protetto da due mezzali vuoi in un centrocampo a tre o, come preferisco (ma è una opinione del tutto personale), a cinque. Considerazioni, valutazioni, e di certo ce ne sono tante altre, che ci saremmo aspettati prima da Scudieri e ancor più oggi da Ciullo di fronte all’evidenza di una squadra ormai al plateau del proprio rendimento, più propensa semmai a scendere nella curva delle prestazioni che a regalare nuove impennate.