Non è ancora il Latina di Volpe, ma a Casarano il tecnico ha indovinato i cambi

Dal 1992 è collaboratore de “Il Messaggero”, dal 2009 collabora con la “Gazzetta dello Sport”. Inizia scrivendo di baseball, poi cede ai tentacoli del calcio.
08.12.2025 17:45 di  Vincenzo Abbruzzino   vedi letture
Non è ancora il Latina di Volpe, ma a Casarano il tecnico ha indovinato i cambi

Ognuno vede nelle cose quello che gli piacerebbe vedere, è portato a forzare la realtà pur di avere l’idea di avere esaudite le proprie aspettative. Così dal risultato di Casarano si è voluto vedere il primo passo verso un cammino futuro meno accidentato di quanto non lo sia stato il percorso del passato.

A ben vedere, senza volere essere per forza negativi, in terra di Puglia abbiamo visto un Latina che già conoscevamo: per modulo, il 3-4-2-1, per interpreti e pure per gioco. D’altronde Volpe era stato chiaro fin dall’inizio, quando nel corso della sua presentazione alla stampa aveva sottolineato che in tre giorni non si fanno le rivoluzioni e che inizialmente il suo lavoro avrebbe calcato il solco tracciato da Bruno.

In verità il tecnico nerazzurro ha provato a cambiare qualcosa: ha chiesto alla squadra di aggredire, di difendere alto, di soffocare sul nascere la manovra degli avversari.  Le indicazioni che ne ha ricavato gli torneranno utili per il futuro, si sarà reso conto che la versione attuale del Latina non può fisicamente pressare l’avversario. Il Casarano ha immediatamente trovato la contromossa: palloni lunghi per Ferrara e Chiricò, per le incursioni di Cajazzo. La difesa nerazzurra, privata del filtro del centrocampo, si è ritrovata a difendere uno contro uno e sono stati dolori. Volpe avrà capito che un centrocampo a due e un attacco a tre (due trequartisti e una punta) sono insostenibili per il Latina di oggi. Gli sarebbe bastato rivedere la partita di Trapani per capirlo, ma tant’è, che l’abbia potuto saggiare di persona gli può tornare ancora più utile.

Quello che il Latina sa fare è sporcare le linee di passaggio del gioco avversario, quello che a me piace definire “pressing di posizione” e che contrappongo, ma è una mia fissa, al “pressing fisico”, sul giocatore. È quello che sa fare molto bene De Ciancio e che funziona se il recupero palla trova immediata riproposizione non nelle geometrie (il Latina non ha un centrocampista di costruzione) ma nella corsa, nelle sovrapposizioni e nelle percussioni degli esterni, nella fattispecie di Fasan, Quieto e Pace. È quanto è successo nel secondo tempo, complice pure un Casarano timido che ha preso a difendere basso, consegnandosi alla voglia di riscatto dei nerazzurri. Si è parlato di un nuovo spirito del Latina, affermazione quanto mai fuorvianti perché dimentica del carattere già visto e acclamato contro il Benevento, la Salernitana, l’Arezzo. Concordo piuttosto con chi ha posto in giusta evidenza le sostituzioni fatte da Volpe, non tanto perché due (Quieto e Gagliano) dei tre (il terzo è Calabrese) protagonisti del pareggio sono entrati dalla panchina, quanto dall’idea che c’è stata dietro quelle sostituzioni: Volpe ha richiamato Fasan nel suo momento migliore, ha poi sostituito Parigi che pure aveva appena avuto una palla gol. Ha tolto al Casarano i punti di riferimento, i pugliesi non hanno più avuto idea da chi e come gli sarebbe arrivato il pericolo e alla fine, per buona sorte del Latina, si sono fatti sorprendere.