Il gioco dell'oca nerazzurro

Dal 1992 è collaboratore de “Il Messaggero”, dal 2009 collabora con la “Gazzetta dello Sport”. Inizia scrivendo di baseball, poi cede ai tentacoli del calcio.
14.04.2021 00:00 di Vincenzo Abbruzzino   Vedi letture
Il gioco dell'oca nerazzurro

Comprendo ma condivido poco di quanto è accaduto nell’ultimo mese nel Latina Calcio 1932. Le vicende nerazzurre mi ricordano il gioco dell’oca, quando finisci sulla casella che ti fa tornare al punto di partenza: rimani in gioco, ma nel frattempo i tuoi avversari hanno conquistato un vantaggio che soltanto la speranza nell’imponderabile può farti credere di recuperare.

Comprendere non vuol dire assecondare e quindi non ho remore nell’affermare che ho capito i motivi che hanno condotto alla rottura dei rapporti tra società e Scudieri. A volte però le ragioni, ammesso che ce ne siano di profonde, devono tenere conto delle condizioni in cui maturano, dell’istante in cui ti portano a prendere determinate decisioni. Esonerare un allenatore da primo in classifica è una iattura, un all-in avendo in mano una coppia.

In rari casi può andare bene, basti ricordare l’avvicendamento di Pecchia con Sanderra, ma l’esonero di un tecnico vincente é di norma perdente. Questione di logica: il subentrante gioca forza dovrà fare meglio dell’uscente e come si fa a fare meglio di un primo posto? Morale, oggi è opinione comune che a perdere il campionato sia stata la società e poco importa se dopo la sconfitta interna con il Monterosi il primato dei nerazzurri fosse più virtuale che reale in considerazione dei recuperi che ancora attendevano i viterbesi. La logica è perdente nella disputa con i “se” e con i “ma”. “Se fosse rimasto Scudieri”, si può escludere che il Latina avrebbe ripreso a vincere e messo sotto pressione il Monterosi, che alla lunga si sarebbe potuto logorare? Non è detto, ma vallo a sapere.

Comprendo ma non condivido neppure la scelta di Ciullo di accettare la proposta del Latina. Bisogna essere molto sicuri di sé e avere delle buone carte da giocare per pensare di non avvertire contraccolpi subentrando ad un collega vincente. Tanto più se poi decidi di continuare a muoverti sul solco tracciato da chi ti ha preceduto, confidando che i problemi del gruppo siano soltanto di natura psicologica. E’ chiaro che quando scopri che ci sono rapporti ben più profondi, l’unica strada che ti resta è lasciare, dimetterti. Una decisione, questa sì, che comprendo e condivido.

Mi sorprende pure Scudieri. Capisco la volontà di rivalsa, ma oggi nella sua posizione ha molto da perdere e poco da guadagnare. Se le sue ragioni di contrasto con la società un mese fa erano fondate, è difficile credere che in così poco tempo le cose siano cambiate. Certo l’affetto verso i giocatori, certo la volontà di portare a termine il proprio lavoro, certo la stima dei tifosi e della stampa, ma anche per Scudieri un finale di stagione con i botti è auspicio non scontato nell’esito.