L'imbarcata con l'Avellino figlia dell'involuzione dell'ultimo mese

Dal 1992 è collaboratore de “Il Messaggero”, dal 2009 collabora con la “Gazzetta dello Sport”. Inizia scrivendo di baseball, poi cede ai tentacoli del calcio.
09.01.2024 19:30 di Vincenzo Abbruzzino   vedi letture
L'imbarcata con l'Avellino figlia dell'involuzione dell'ultimo mese

La sconfitta del Latina nel confronto con l’Avellino non mi ha sorpreso, nemmeno nelle dimensioni (0-5) finali.  La sensazione della possibile “imbarcata” mi è stata suggerita essenzialmente dall’involuzione nel gioco dei nerazzurri nell’ultimo mese (2 pareggi in 4 partite) oltre che dalle assenze, in particolare quella di Cittadino, lamentate alla vigilia che hanno privato totalmente il Latina di un mediano incontrista. Assenze a cui era facile prevedere Di Donato avrebbe sopperito ricorrendo a estemporanei accorgimenti tattici, come è poi accaduto. In ultimo non poteva non considerarsi il valore degli irpini: dopo avere espugnato, in successione, Benevento e Crotone, la corsa degli uomini di Pazienza poteva mai fermarsi al cospetto di un avversario che insegue la vittoria interna da oltre 2 mesi?

La sconfitta con gli irpini peggiora in modo netto le statistiche interne dei nerazzurri. Il Latina al Francioni viene “schiaffeggiato” dagli avversari per gli stessi motivi per i quali in trasferta a sua volta si fa gioco della rivale di turno. I nerazzurri hanno difficoltà a coprire il campo, a difendere gli spazi nel momento della transizione avversaria. Soffrono i rapidi rovesciamenti di campo, perdono i riferimenti, stentano a trovare le posizioni.

Ribadisco la mia personale convinzione, il Latina non ha in organico esterni in grado di garantire le due fasi, meno che mai quella difensiva. Sabato scorso Ricciardi sull’out di destra ha fatto quello che ha voluto e, ancora una volta, i braccetti troppo spesso si sono fatti osservatori impotenti delle rapide triangolazioni avversarie (vedi il secondo e il terzo gol di Patierno).

C’è un deficit di uomini, un deficit di qualità e aggiungo un deficit di attenzione. Se le torri salgono in occasioni dei calci da fermo, chi rimane indietro a coprire non si può fare sorprendere da un rinvio lungo come è accaduto in occasione della rete di Sgarbi, la prima della serie. Di più, se uno degli uomini rimasti in copertura avanza quanto basta per respingere (goffamente) la prima palla in uscita dalla difesa avversaria, altri dovranno scalare a coprire quanto più spazio possibile. Andatevi invece a rivedere l’azione in questione e noterete che insieme a Ercolano, in netto ritardo e molto più lento del giocatore ospite, ci sono almeno 3 nerazzurri che partono quando ormai l’epilogo dell’azione è irreversibile.

Infine, mi infastidisce sempre di più il rammarico per le occasioni fallite in avvio, concretizzate le quali il confronto avrebbe potuto avere un diverso sviluppo. Se la cosa si ripete puntualmente ogni giornata di campionato, allora non siamo di fronte alla sfortuna ma una incapacità di fondo degli attaccanti in maglia nerazzurra.  E senza il contributo degli attaccanti si fa difficile venire a capo del periodo negativo, così come si fa difficile se Di Donato sarà costretto anche in un prossimo futuro a utilizzare Paganini e Di Livio come jolly in ogni parte del campo perché i doppioni che si pensava di avere in organico o non ci sono o sono infortunati oppure non sono all’altezza. L’impegno del singolo non è sufficiente a superare i disagi di un ruolo non proprio, il che espone lo stesso  a una contestazione (che c’è stata) dagli strascichi imprevedibili.

 C’è da lavorare, e non solo in campo.