Gli esperimenti di Volpe per rivitalizzare il Latina

Dal 1992 è collaboratore de “Il Messaggero”, dal 2009 collabora con la “Gazzetta dello Sport”. Inizia scrivendo di baseball, poi cede ai tentacoli del calcio.
06.01.2026 10:00 di  Vincenzo Abbruzzino   vedi letture
Gli esperimenti di Volpe per rivitalizzare il Latina

Più ancora che il ritorno alla vittoria in campionato dopo 91 giorni dall’ultimo successo, è un altro il dato che mi interessa evidenziare della fin qui breve esperienza di Gennaro Volpe sulla panchina del Latina: nelle 5 partite disputate con il tecnico puteolano in panchina, il Latina ha sempre segnato.

Il gioco ancora non c’è, ma nel frattempo la squadra ha evidentemente trovato concretezza e soprattutto verticalità. Non c’è più il giro palla, c’è la verticalizzazione, non sono solo gli esterni a dare ampiezza ma anche i difensori e le mezzali.  Il Latina deve trovare trame e regista ma nel frattempo ha guadagnato nei tempi di gioco che è cosa diversa dall’affermare che il Latina è più efficace nelle ripartenze, perché non di questo sto parlando. L’apertura di Pace per Parigi nell’azione del pareggio contro il Crotone ha le peculiarità della ripartenza ma è il tempo di gioco di Pace che fa la differenza. Come fa la differenza il pallone di D’Angelo per Calabrese per il successivo assist a favore della conclusione vincente di Parigi per il momentaneo 2-0 sull’l’Atalanta U23. Il Latina sta imparando ad essere meno lezioso, a essere più concreto.

 Un buon punto di partenza in attesa che Volpe prende piena coscienza del gruppo che ha a disposizione, delle sue potenzialità, di cosa può dare e di cosa assolutamente non gli si può chiedere. Ho l’impressione, infatti, che Volpe stia ancora studiando, cercando di capire. Questo spiegherebbe perché il Latina nelle ultime prove disputa dei primi tempi mediocri quando non completamente insufficienti come nel caso del confronto con il Crotone, per poi riscattarsi nella ripresa dopo una adeguata revisione tattica.

Volpe nella prima frazione è come se testasse idee innovative nel tentativo di uscire dai canoni fin qui seguiti dai nerazzurri. Così si spiega il ricorso al pressing alto di Casarano, l’azzardo di Quieto mezzala contro il Crotone, il posizionamento fluido (non so come altro definirlo) provato contro l’Atalanta. Tentativi dagli esiti incerti prontamente corretti nella seconda frazione tant’è che 5 dei 6 gol messi a segno sotto la gestione Volpe sono arrivati nella ripresa.

Domenica, a Caravaggio, Volpe, come in altre occasioni, ha nascosto le proprie intenzioni dietro una formazione che faceva intendere altro. Porro da virtuale quinto, ha giocato da esterno difensivo, Ercolano da quinto a sinistra s’è ritrovato a manovrare per linee centrali, Riccardi da mezzala, ha dato ampiezza sull’out di mancina, Calabrese da braccetto sinistro s’è speso nel fare da supporto a Riccardi, De Ciancio da centrale è finito a dare copertura agli affondi sul lato mancino. Insomma una disposizione fluida che avrebbe dovuto disorientare l’avversario che invece ha trovato le contromisure nelle verticalizzazioni di Cassa e di Levak.

Nella ripresa Volpe ha riposizione i suoi secondo caratteristiche tecniche di ciascuno, chiedendo loro rapidità di pensiero prima ancora che di gamba e il resto lo ha fatto Parigi.

Quanto prima la squadra dovrà però girare fin dalle prime battute di gioco perché non tutte le partite offrono una seconda possibilità.