Volpe non sperimenta più. Ora il Latina ha le idee ben chiare
Per mesi, da questo spazio ho scritto dei limiti del centrocampo del Latina, dell’evidenza che la mediana nerazzurra prediligesse contenere piuttosto che costruire, di quanto fosse importante avere al centro del reparto un uomo delle geometrie e delle aperture.
Mi sbagliavo. Volpe con la nuova versione del Latina sta dimostrando che si può fare gioco pur non avendo un “regista”, pur abbandonando le geometrie a favore di una sola figura geometrica, la linea (verticale).
Con il Foggia il Latina ha giocato con lo stesso sistema proposto da Bruno nelle prime due di campionato: il 3-4-2-1. E dirò anche di più, i protagonisti della vittoria sui pugliesi sono gli stessi giocatori di agosto: Fasan, Riccardi, De Ciancio, con l’eccezione di Parigi arrivato soltanto alla terza di campionato.
E allora perché oggi il Latina vince un match delicatissimo contro il Foggia mentre ieri ne prendeva 6 dal Trapani? È probabilmente una questione di interpretazione. Con Bruno i trequartisti ricevano palla alti, in posizione piuttosto larga, la diagonale era ad entrare al centro, non difendevano e avevano difficoltà se riportati in copertura a centrocampo. Gli esterni a loro volta erano chiamati ad un lavoro di sostegno e nel contempo di contenimento con grande dispendio di energie. A dare profondità c’era soltanto Ekuban, una volta marcato lui la manovra faticava a trovare sviluppi tant’è che i nerazzurri erano obbligati a rifugiarsi nel giro palla orizzontale.
Contro il Foggia, Volpe ha affidato il centrocampo a De Ciancio, che di certo non è elemento di costruzione, e a Lipani che è giocatore di gamba, affidandogli compiti di sostegno all’azione dell’argentino, di cucitura tra difesa e mediana, limitandone eventuali sortite sulla trequarti. Anche i quarti, Tomaselli e Ercolano, pur avendo corsa, hanno badato a garantire la copertura del campo, e con essa l’equilibrio, hanno accompagnato la squadra nel salire, ma non hanno puntato l’avversario, non hanno dato ampiezza alla manovra, non hanno macinato chilometri sulla fascia.
La qualità del Latina di oggi sta nei tempi, nella rapidità con cui si verticalizza il gioco. Come già scritto in questa rubrica, si parla genericamente di transizioni ma personalmente preferisco porre l’accento sui tempi di gioco, sulla velocità di pensiero e di esecuzione. In occasione del gol di Fasan, l’azione parte da una verticalizzazione dalla difesa, in un amen il pallone è transitato da trequarti a trequarti. Contro i satanelli foggiani il resto lo hanno poi fatto Fasan e Riccardi, che non hanno dato punti di riferimento, hanno variato posizione e movimenti. A differenza del passato, i trequartisti non si sono mai trovati in linea, Fasan ha agito molto vicino a Parigi tanto da fare pensare ad un Latina a due punte, mentre Riccardi ha assunto una posizione prossima alla mediana, è rientrato molto, ha agito a destra come a sinistra tant’è che il centrocampo a tratti si è messo a 5.
Interpretazione sì, ma non va sottovalutato il fattore umano: Fasan Riccardi, Ercolano De Ciancio sono cresciuti molto, sul piano tattico e atletico. Hanno rapidamente interiorizzato le idee e le indicazioni di Volpe.
E la crescita è pure dell’allenatore. Volpe non sperimenta più (ricordate Quieto mezzala o il pressing alto di Casarano?), ha idee chiare e a quanto pare sono delle belle idee.
