Il Latina è ufficialmente Parigi-dipendente. E non è certo un bene
La settimana scorsa al supermercato, mentre ero in fila alla cassa, mi è capitato di ascoltare parte della conversazione tra due persone che si sono poi rivelate essere tifosi del Latina. «Ma si vedeva che era un buon giocatore, hai visto quanto sta segnando?», ha fatto il primo. «Eh sì, ma lì si gioca un altro calcio», la risposta del secondo. Ho poi capito che il giocatore le cui qualità si intuivano era Joseph Ekuban mentre la replica del secondo interlocutore si riferiva alla presunta minore difficoltà del calcio giocato nel girone A, quello dove milita il Renate, l’attuale squadra dell’ex nerazzurro
La conversazione mi è tornata in mente durante e dopo il confronto tra Latina e Potenza, quando una volta di più si è palesata la difficoltà del Latina in fase di finalizzazione della manovra. Mi è venuto da pensare che se finiamo con il rimpiangere anche Ekuban, allora siamo davvero alla frutta, pur essendo convinto che nel cambio con Sylla, per quanto visto finora, il Latina non ci abbia guadagnato granché, anzi. E credo che il problema stia proprio qui, nell’assenza in organico di una seconda punta o perlomeno di uno stoccatore. Una volta di più, il confronto con il Potenza ha confermato la dipendenza del Latina da Parigi, se l’aretino non segna, non c’è verso di andare in gol. La squadra costruisce, in quantità e in qualità, crea anche diverse occasioni, ma si avverte la difficoltà nel concretizzare, la mancanza di cattiveria, lucidità e determinazione nel momento di finalizzare. Mancano i gol di Riccardi, di Fasan, di Cioffi, non c’è l’apporto nelle conclusioni dei centrocampisti.
Oltretutto sabato, dopo un primo tempo spumeggiante, il Latina si è pure lentamente spento al pari di una candela a cui venga tolto l’ossigeno. Non poteva essere altrimenti dopo il gran dispendio di energie della prima parte di partita. E qui torno su di un tema a me caro: l’assenza di un costruttore, di un regista. Il Latina quando non trova spazio per le verticalizzazioni, costruisce con la “gamba”, vale a dire che porta palla in avanti con due cursori, Tomaselli e Lipani, per poi affidarsi all’estro, alla velocità e alla capacità nell’uno contro uno del giocatore che viene incontro sulla trequarti a raccogliere il pallone. Una volta che i due cursori vanno in affanno, il Latina fatica a costruire gioco. Contro il Potenza, la cosa è stata accentuata dalla circostanza che il calo nerazzurro è coinciso con la crescita dell’avversario, favorita dall’intervento tattico di De Giorgio che all’ora di gioco ha rinunciato al tridente offensivo per inserire Petrungaro alle spalle di una punta di movimento come Selleri e di un attaccante di peso come Murano, il che ha dato maggiore libertà di movimento pure a Siatounis.
«Bisogna rialzare la testa», è l’invito venuto sabato da Volpe. E viene da aggiungere che bisogna farlo presto, già da domenica a Giugliano.
