Un Latina senza rabbia e determinazione grazia la Salernitana

Dal 1992 è collaboratore de “Il Messaggero”, dal 2009 collabora con la “Gazzetta dello Sport”. Inizia scrivendo di baseball, poi cede ai tentacoli del calcio.
10.03.2026 21:00 di  Vincenzo Abbruzzino   vedi letture
Un Latina senza rabbia e determinazione grazia la Salernitana

Per tentare di dare una spiegazione alla sconfitta del Latina contro la Salernitana si possono prendere in prestito le parole pronunciate da Serse Cosmi, il tecnico dei granata, nel dopo partita: «Corsa, determinazione e rabbia sono vestiti che i calciatori non possono non indossare, ma per fare la differenza occorre un certo spessore tecnico».

Domenica all’Arechi ai nerazzurri sono mancate almeno due delle tre qualità elencate dal tecnico umbro: la rabbia e la determinazione. Il Latina ha dato l’impressione di essere sceso in campo già sconfitto, una squadra rassegnata ad un epilogo negativo nonostante avesse di fronte un gruppo che, usando sempre le parole di Cosmi: «Rappresenta un grande club, non una grande squadra. Vincere contro questa Salernitana non è poi un’impresa».  Il Latina non ha saputo approfittare di un avversario in difficoltà, non ha saputo trarre vantaggio dalle latenti insicurezze altrui, dalla doppia superiorità numerica.  Non ha aggredito la Salernitana, non ha imposto ritmo alla partita, non ha sfruttato gli spazi.

Il fattore stanchezza ha di certo giocato il suo ruolo. E sarebbe pure falso affermare che il Latina abbia accusato la determinazione della Salernitana, motivata dalla volontà di riscattare la sconfitta subita dalla Casertana (1-0). Le espulsioni di Capomaggio e Golemic, vale a dire di due tra i più esperti tra gli uomini di Cosmi, dicono invece delle fragilità dei granata su cui il Latina avrebbe dovuto costruire la propria partita.

Sul piano tattico, Volpe ha provato a replicare il canovaccio utilizzato nel vittorioso confronto con il Sorrento, chiedendo alle due mezzala di salire alternativamente sulla trequarti. Contro la compagine sorrentina il compito era stato affidato a Tomaselli e soprattutto a Riccardi mentre domenica ad agire sono stati Hergheligiu e Lipani, con risultati molto più modesti. Il primo, pur imbastendo qualche buona geometria, è risultato lento e prevedibile nei suoi affondi mentre il secondo non ha potuto liberare la sua corsa e nel fraseggio s’è trovato a disagio. A rendere ancora più precario il quadro è intervenuta la prestazione di Cioffi che, vuoi per merito pure degli avversari, non ha mai trovato lo spunto, ed è uscito spesso sconfitto nell’uno contro uno. I nerazzurri in alternativa avrebbero potuto sfruttare l’ampiezza. Ci ha provato Porro, riuscendovi, nel primo tempo ma sull’out di mancina Ercolano non è stato altrettanto brillante, costretto a trovare spazio per linee interne in conseguenza della posizione larga di Cioffi. Nella ripresa l’ampiezza l’ha garantita l’inserimento di Pace sulla fascia sinistra, ma anche qui sull’out opposto il Latina non ha trovato analoga efficacia propulsiva.

E poi, ma questo già lo si sapeva, dietro Parigi c’è il vuoto cosmico. Di Giovannantonio denuncia tutta l’inesperienza dei suoi 19 anni mentre Sylla perfino nella dinamica del gol è apparso goffo in maniera quasi imbarazzante, tenuto conto della categoria.

Da qui a sabato il Latina dovrà ritrovare energie, lucidità e determinazione, al Francioni arriva il Siracusa, per l’ultimo confronto diretto proposto da un calendario che nelle ultime 6 giornate non sarà per nulla clemente con i nerazzurri.