Il Latina deve ritrovare la cazzimma se vuole salvarsi
Il Latina contro il Casarano ha sbagliato due volte: nella determinazione e nell’interpretazione. Come ha sottolineato nel dopo partita lo stesso Volpe, non si può gettare il cuore oltre l’ostacolo soltanto dopo avere incassato due bei schiaffoni in faccia, quando ormai è probabilmente troppo tardi. Da una squadra che è in lotta per non retrocedere ci si sarebbe aspettata una partita giocata con altra personalità, con una determinazione diversa. È vero, nella prima frazione il Latina ha creato almeno due grandi occasioni da gol, prima con Vona e poi con Parigi anticipato di un niente nel momento del tap-in vincente, ma la squadra non ha pressato con continuità e soprattutto con la cattiveria e la generosità di cui è stata capace nella parte finale del confronto. Eppure il Casarano del primo tempo è sembrato in difficoltà nel proporre gioco, la linea di mediana non ha trovato facilmente il modo di rifornire il tridente offensivo, limitandosi ad una azione di contenimento. Il Latina oltre che nello spirito, è mancato nelle percussioni che da tempo hanno sostituito le verticalizzazioni che avevano fatto la fortuna di Volpe agli albori della sua gestione. Vona e Tomaselli hanno accompagnato a tratti la manovra, è però venuto meno il contributo in termini di imprevedibilità e rapidità, di pensiero e di piede, di Fasan e Riccardi, più del secondo che non del primo. Un Latina troppo timido, troppo compassato in una partita che in caso di vittoria poteva valere la salvezza.
All’evidente deficit caratteriale, nella seconda frazione s’è aggiunta una lettura tardiva dell’evoluzione tattica del Casarano affidata all’inserimento di Cajazzo piazzato alle spalle di Leonetti e Grandolfo. Il Latina ha perso i punti di riferimento, in particolare Ercolano e con lui Tomaselli, la squadra ha continuato a giocare come nel primo tempo, ignorando la maggiore ampiezza e verticalità della manovra dei pugliesi che hanno guadagnato terreno e aggredito con maggiore continuità. Nel dopo partita Volpe ha rivendicato la correttezza delle sue scelte in quanto fondate sull’osservazione del lavoro quotidiano svolto in settimana, questo a fronte delle osservazioni di chi, e sono i più, ha sottolineato l’intempestivo ricorso alle sostituzioni, con l’inserimento di Cioffi, D’Angelo e De Cristofaro.
Si continua, poi, a commettere, errori già visti. Come a Cerignola, su un pallone da sinistra, tutta la difesa ha chiuso sul primo palo, mentre quinti e mezzali non hanno protetto il secondo palo. Come a Potenza nella finale di Coppa, in occasione del raddoppio di Schimmenti, il Latina si è fatto sorprendere da una verticalizzazione sulla fascia, il marcatore (Tomaselli) è stato sovrastato dalla fisicità dell’avversario (Cajazzo) e il centrale (Marenco) è stato sorpreso in uscita dalla difesa e non ha trovato tempo e modo per chiudere.
A due giornate dal termine della stagione, con una classifica quanto mai precaria, continuare a parlare di tattica e distrazioni difensive è però perfino superfluo, perché i fattori che ora possono fare la differenza sono la determinazione, la convinzione, la “cazzimma”: qualità che il Latina deve assolutamente ritrovare.
