L'ex Latina Alhassan salvo con l'Anzio: "I ragazzi mi hanno insegnato il rispetto. Questa salvezza è di tutti"

14.05.2026 12:30 di  Laerte Salvini  Twitter:    vedi letture
L'ex Latina Alhassan salvo con l'Anzio: "I ragazzi mi hanno insegnato il rispetto. Questa salvezza è di tutti"

Masahudu Alhassan ha lasciato il calcio giocato nel mezzo di una stagione complicata, la prima con la maglia dell'Anzio Calcio. L'ex giocatore del Latina, classe '92, racconta la sua prima esperienza in panchina: un esordio da brividi, concluso con una storica salvezza ai playout contro il Real Monterotondo, che tiene l'Anzio in Serie D per il quarto anno consecutivo.

Come è nata l'idea di diventare allenatore, e come ti sei trovato in questo nuovo ruolo?

"Avevo un problema serio al ginocchio, non riuscivo più a giocare. Nel frattempo stavo seguendo il corso per la licenza D dopo che nella scorsa stagione avevo conseguito il UEFA C, e stavo portando avanti le mie cose. La dirigenza mi disse: se il ginocchio ti dà problemi, ti facciamo fare l'allenatore. Pensavo scherzassero, invece erano serissimi. Quando ho preso il patentino per allenare è iniziato il mio percorso in panchina. I primi due o tre giorni non erano facili - passare dal campo alla panchina è un salto enorme. Ma i giocatori mi hanno aiutato moltissimo, mi hanno dato subito il rispetto che si deve a un allenatore, e da lì è cominciato tutto."

Quanto è stato importante avere in rosa giocatori esperti come Jefferson, per guidare un gruppo così giovane verso la salvezza?

"Jefferson, Laribi, Stancampiano, Rosania, Busti -  quei ragazzi mi hanno aiutato tantissimo. Ad ogni allenamento chiedevo feedback, e loro mi davano consigli preziosi. Mi hanno fatto crescere, mi hanno trasmesso il senso di responsabilità che serve dentro uno spogliatoio. Senza di loro sarebbe stato molto più difficile. Gli sono grato perchè la salvezza è passata anche dall'aiuto dei giocatori più esperti".

Per quanto riguarda il futuro: la salvezza era l'obiettivo stagionale, ma vorresti restare per costruire qualcosa di più importante con questa società?

"Sì, assolutamente. Non so ancora con certezza cosa succederà, ma in questo momento sono qui e credo che andremo avanti insieme."

Nel gruppo ci sono giovani che si sono messi in mostra. Chi secondo te è pronto per fare il salto di qualità?

"Abbiamo tanti ragazzi bravi e di prospettiva, ma la mia sensazione è che abbiano ancora bisogno di almeno un altro anno in questa categoria per maturare. Di Lelio, Pirani, Mattia Segat, Gianmarco Noce,  sono tutti profili interessanti, possono arrivare lontano. Ma un'altra stagione in Serie D farebbe loro solo che bene."

Sei stato uno degli allenatori più giovani del campionato, e arrivi da una carriera da giocatore anche in Serie A. Che Serie D hai trovato da tecnico?

"Molto diversa da quello che mi aspettavo. Non noto molte affinità con il calcio che ho giocato. In Serie D non dipende tanto dagli aspetti tecnici o tattici - dipende dalla cattiveria, dalla fame di vincere, dalla voglia. Sono queste le cose che fanno la differenza a questi livelli. Purtroppo nelle ultime cinque o sei giornate abbiamo avuto otto o nove infortunati, la rosa era cortissima, gli allenamenti settimanali avevano poca intensità e abbiamo perso lucidità. Per questo siamo finiti ai play-out."

Però alla fine vi siete salvati in dieci uomini, con un'espulsione, rimontando. Che sapore ha avuto?

"Non era per niente facile. Stavamo perdendo 1-0, in inferiorità numerica - non la situazione ideale. Ma i ragazzi sono stati straordinari: hanno tenuto la partita, ci hanno creduto fino in fondo, e alla fine le cose si sono girate a nostro favore. È stata una vera impresa, per me e questo gruppo una grande soddisfazione per il percorso fatto."

Guardando al futuro, che tipo di calcio vorresti esprimere da allenatore?

"Onestamente, adesso è ancora presto per avere le idee completamente chiare. Quello che so è che voglio crescere, imparare, e spero un giorno di poter diventare un allenatore importante."

Per chiudere, chi vorresti ringraziare per questa prima esperienza in panchina?

"Prima di tutto i giocatori, tutto lo staff e la società dell'Anzio Calcio, il presidente. E poi devo un ringraziamento speciale a Roberto Noce e alla sua famiglia: senza di lui probabilmente non avrei mai iniziato questo percorso."