Ds Latina: "Cercato le punte più forti ma le altre società hanno il bazooka, io le freccette"

03.09.2026 20:00 di  Matteo Ferri  Twitter:    vedi letture
Ds Latina: "Cercato le punte più forti ma le altre società hanno il bazooka, io le freccette"
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© foto di Matteo Ferri

Luigi Condò, direttore sportivo del Latina, ha fatto il punto in conferenza stampa sulla sessione di calciomercato appena conclusa: "La valuto positiva, nel senso che abbiamo chiuso l'80-85% delle operazioni già prima del ritiro, e non è semplice riuscire a fare questo tipo di lavoro. È stato un mercato sicuramente difficile per tutti: ci sono squadre forti in tutte le categorie, dalla Serie A fino alla Lega Pro, ed è un mercato fatto di tanti scambi, con quelle sei-sette società che hanno investito tanto e preso giocatori importanti".

In percentuale, quante delle operazioni che si era prefissato sono state portate a termine, sia in entrata che in uscita?
"In uscita pensavo di chiuderle tutte: sono rimasti fuori due giocatori, Gagliano e Pace, che restano fuori lista. Poi c'era la cessione di Parigi, un giocatore che ho fortemente voluto lo scorso anno e che credo debba ringraziare il Latina per quello che ha fatto qui: è stata l'operazione più ingarbugliata. Il 20 luglio era già un'operazione chiusa con il Ravenna, poi la società ha preferito aspettare - giustamente, avendo un patrimonio così importante, è normale cercare di monetizzare il più possibile. Poi il mercato è cambiato, perché se andiamo ad analizzare gli attaccanti, si sono piazzati quasi tutti nell'ultima settimana: arrivati a quel punto si sono strette le possibilità delle squadre che potevano prendere il calciatore, e alla fine abbiamo definito l'operazione col Pescara, che è stata sicuramente un'ottima operazione. Ma la cessione di Parigi non è stata affatto un blocco, perché il 20 luglio era già chiusa col Ravenna".

Parigi è stato il tema che ha caratterizzato di fatto l'intero mercato del Latina. Tornando a fine campionato scorso: siete stati voi a decidere che andava ceduto, o è stato lui a chiedere di andare via?
"Ho offerto il rinnovo contrattuale due o tre volte, non ci siamo nemmeno seduti ad aprire una trattativa perché il calciatore non ha voluto rimanere a Latina. Ognuno ha le proprie ambizioni: posso capire che un giocatore che ha segnato 19 gol punti a una squadra che possa ambire a vincere il campionato, è nella norma. Il Latina ha provato a trattenerlo, ma Parigi non ha mai voluto rinnovare".

Partendo da questo, immagino che vi siate subito messi alla ricerca di un sostituto. Cosa è successo, e perché non siete riusciti a chiudere per una punta prima?
"Su sette-otto punte seguite, e non una sola: già quando Parigi era ancora qui avevo aperto diverse trattative - con altri attaccanti, con Rolfini, Ravasio, con Parker, con Luciani - fino ad arrivare a Patierno. Con Patierno ho un rapporto molto forte, era anche desideroso di venire a Latina, perché lo lega un legame importante dopo averlo portato ad Avellino e avergli, diciamo, cambiato la carriera. Il problema è che quando arriva una società che fa un'offerta fuori dai parametri della Lega Pro, casca il castello, e Patierno è andato dove è andato. Capello l'ho trattato per una ventina di giorni e poi ha scelto Lecco; anche con Rolfini, in uscita dal Catania, ho parlato più di un mese con il procuratore - il ragazzo era combattuto, voleva restare vicino a casa, e alla fine ha firmato altrove. Parker è una situazione saltata fuori negli ultimi giorni ed è andato al Sorrento, mentre Luciani ha preferito il Foggia: era una situazione che si poteva forse incastrare diversamente all'inizio, se si fosse chiusa subito l'operazione Parigi-Ravenna con Luciani al Latina, visto che lui era un giocatore del Ravenna. Ravasio, invece, è rimasto fino all'ultimo giorno in ballo con l'Arezzo ed è andato al Foggia, perché il Foggia ha messo cifre importanti sul giocatore".

Quindi, in sostanza, un mercato drogato da società che hanno investito capitali fuori dal budget normale della Lega Pro?
"Non dimentichiamo che il Latina ha preso Plescia, un giocatore secondo me sottovalutato: nell'anno in cui l'ho avuto io ha segnato dodici gol, e Parigi era la sua riserva. Partiamo da questo presupposto: certo, negli ultimi anni non ha reso quanto ci si aspettava, ma resta un giocatore importante per la categoria. È normale che l'ultimo giorno si potesse prendere un altro nome, ma quando forzi il mercato - io ho puntato sugli attaccanti più importanti della categoria - se tu hai le freccette e altri hanno il bazooka, è normale che i giocatori guardino dove c'è il bazooka".

Arriverà qualcuno dagli svincolati in attacco, o restate così? Al momento c'è Plescia, Gagliano - se non verrà svincolato - e resta Forliano: come si completerà il reparto?
"Gagliano resterà come prima, insieme a Pace. Abbiamo un posto libero in lista, non a caso: se riterremo opportuno intervenire trovando un giocatore che possa dare una mano al Latina, mi fionderò per prenderlo, questo è sicuro. Vedremo cosa offrirà il mercato e di cosa avremo bisogno".

Quanto è soddisfatto del lavoro fatto finora, e c'è qualche rammarico particolare in questa sessione?
"Sono arrivato al mercato con l'idea di alzare il tiro, fa parte della mia storia, ma ci sono momenti in cui devi anche calarti nella parte: sono in una società seria, che non ha certo i budget di altre, alcune delle quali pubbliche - lo sappiamo tutti. Sono soddisfatto perché non è semplice prendere Lipani a titolo definitivo dall'Entella, un giocatore che due anni fa ha vinto il campionato ed è andato in Serie B giocando da titolare e facendo anche il capitano. Non è semplice prendere Cioffi a titolo definitivo dal Napoli, un giocatore che considero di grande valore. Non leggo i social, non mi piace farlo, ma qualcuno mi riferisce che c'è chi ha detto che abbiamo la stessa squadra dell'anno scorso, quella che stava retrocedendo. Partiamo da un punto: il Latina, lo scorso anno, nel girone di ritorno ha fatto 26 punti, una media da sesto-settimo posto - proiettati sull'intero campionato sarebbero 52 punti. Nel girone d'andata la squadra era appena stata rifondata, tecnicamente e nella rosa, ed è normale che avessimo avuto qualche difficoltà. Il Latina l'anno scorso ha chiuso tredicesimo, ha fatto una finale di Coppa Italia portando diecimila persone allo stadio - credo un evento raro per Latina - battendo il record di incassi nella storia del club. Oggi vedo un po' troppo disfattismo, lo sento a pelle, e sinceramente non mi fa piacere, perché l'anno scorso il Latina è partito compatto con la nostra tifoseria, che non ci ha mai contestato una volta, e sono convinto che non lo farà nemmeno quest'anno: credo si debbano creare legami ancora più forti tra squadra e città. Chiederei di distaccarsi dai disfattisti, che nella vita probabilmente non hanno altro interesse che creare polemica. Sappiamo che il nostro percorso è iniziato l'anno scorso e continua, e dobbiamo farlo continuare con unione, passione, attaccamento, con furore agonistico, con rabbia - perché così si ottengono i risultati. Chiedo a chi vuole davvero bene a Latina, alla Curva, alla Gradinata, a tutta la gente, di pensare in positivo, perché i calciatori vanno e vengono, ma resta Latina, e resta la gente che combatte per Latina. Noi siamo qui per combattere per Latina".

Tornando su Parigi: aveva fissato una deadline a Ferragosto e detto che sarebbe partito solo per una determinata cifra. È arrivata quella cifra, o siete dovuti scendere?
"Siamo dovuti scendere un po', ma è stata comunque una cifra che ci ha soddisfatti. Pensavamo di poter prendere qualcosa in più, ma credo che quella di Parigi sia stata l'operazione più remunerativa del mercato di Lega Pro: siamo soddisfatti di aver realizzato questa plusvalenza per la società. Detto questo, vorrei smettere di parlare del passato: parliamo del presente, iniziamo a conoscere i giocatori che abbiamo oggi a Latina. Sono uno che non dorme la notte, l'ho ripetuto anche quest'anno: sono rimasto a Latina per il legame che ho con questa città e per i segnali che mi sono stati dati. Spero di non perdere mai l'entusiasmo che ho adesso".

Un'ultima domanda: la questione dello stadio ha in qualche modo influito negativamente sulla fase cruciale del mercato?
"Non posso esimermi dal rispondere, altrimenti staremmo qui fino a domani mattina... va bene così".

Tornando sul tema attacco: è rimasto qualcosa in sospeso nell'ultima fase di mercato, e ci sono margini per un intervento tra gli svincolati?
"Non è stata una questione di tempi: l'ultimo giorno avevamo chiuso un calciatore, poi per una questione di tempistica il ragazzo, temendo di restare fuori rosa nella squadra dove si trovava, ha scelto di andare al Monopoli di Luca Vido - un giocatore che due anni fa ha segnato sette gol in Serie B. Questo testimonia che siamo sempre stati operativi sul mercato: ci sono tempistiche che a volte giocano contro, ma non è mai mancata la ricerca dell'attaccante. Sono stato alla ricerca di un centravanti dai primi di luglio, e ripeto: la cessione di Parigi era già definita il 20 luglio col Ravenna. Poi, per scelta societaria - che è giusto io rispetti, perché la società mette i soldi ed è giusto che possa anche guadagnarci, visto che avevamo tra le mani un giocatore fuori categoria - si è deciso di aspettare, e l'operazione si è prolungata. Ma l'operazione Parigi era definita col Ravenna già il 20 luglio".

Avete quindi soddisfatto tutte le richieste del tecnico?
"Gli allenatori non sono mai del tutto soddisfatti, fa parte della categoria. Ma credo che il mister sia consapevole di avere una buona squadra: è chiaro che se avessimo preso un attaccante in più sarebbe stato più contento, ma credo che la rosa sia comunque forte. Tornando al discorso del disfattismo: quest'anno abbiamo giocato tre partite, abbiamo superato il turno di Coppa Italia, abbiamo pareggiato in casa col Pineto, che l'anno scorso è arrivato quarto meritando quasi di vincere - senza fare una grande prestazione - e abbiamo perso contro una squadra che credo abbia fatto investimenti da Serie B, dominando comunque il primo tempo e subendo due gol nati, secondo me, da due decisioni arbitrali sbagliate".

Proprio su questo emerge il valore degli avversari: la piazza, magari oggi un po' disfattista, ha accolto con favore quello che sembrava quasi inevitabile, cioè il collocamento nel girone B. Razionalizzando, i valori in campo restano importanti: qual è il messaggio da lanciare ai tifosi, considerando anche gli ambienti caldi che si troveranno ad affrontare in questo girone?
"Quando parlo di disfattismo non mi riferisco alla gente che vuole bene a Latina - ci tengo a precisarlo. Quella gente la sento vicina, ricevo continui messaggi di affetto e di approvazione per quello che è stato fatto, che considero un grande lavoro sotto gli occhi di tutti: se oggi si possono fare determinate plusvalenze dopo un anno di lavoro, e se ci sono ancora calciatori che potrebbero portarne altre - operazioni che si potevano chiudere già quest'anno, ma abbiamo scelto di trattenerli - vuol dire che il lavoro fatto è stato importante. Parlo dei disfattisti che lo fanno apposta, quelli non li ascolteremo, perché dobbiamo restare uniti e ragionare come un popolo che vuole bene a Latina".

Un'ultima domanda: c'è qualcosa tra gli svincolati che potrebbe interessarvi?
"Sono contrario, in generale, al mercato degli svincolati, perché prendi giocatori che arrivano con una condizione fisica precaria - a meno che non si tratti di un calciatore rimasto fuori proprio l'ultimo giorno di mercato. Sicuramente resterò alla ricerca di qualche giocatore che possa darci una mano, senza sottovalutare quelli che già abbiamo, che per me restano importanti. Ma se ci sarà l'occasione, e se avremo bisogno di un rinforzo, cercheremo di farci trovare pronti".