A Ravenna un ko pronosticabile, ma Volpe vuole un Latina protagonista
La sconfitta di Ravenna non può sorprenderci, era nei pronostici. Il gol di Ercolano ci aveva illusi sulla capacità del Latina di sovvertire i pareri della vigilia, ma il pareggio di Rabbi ci ha aperto gli occhi ed è stato subito chiaro che la favola, a Ravenna, non avrebbe avuto un lieto fine.
Insieme allo splendido arcobaleno dipinto da Ercolano, ci aveva convinto il gioco dell’undici di Volpe. Nella prima mezz’ora i nerazzurri sono stati superiori agli avversari sul piano del ritmo, nell’uno contro uno e nei movimenti. I romagnoli hanno sofferto a lungo la varietà di manovra di Marenco e compagni, finendo per allargare le maglie difensive, disorientati dalla mancanza di certezze nelle marcature su Baez, D’Angelo e, in particolare, su Ercolano. Il Latina, nella consapevolezza pressoché immediata che Plescia non sarebbe andato oltre le sportellate fisiche, ha cercato di riempire l'area: così sono nate le due occasioni di D’Angelo ed è maturata la rete di Ercolano.
La sorpresa, però, è durata poco. Il Latina ha continuato a sviluppare il gioco sulla corsia di sinistra, ignorando quasi del tutto l’out opposto, complici l’inconsistenza di Sussi e le difficoltà di De Cristofaro. Per Mandorlini è stato facile prendere le contromisure: allargando la posizione di Lonardi, è riuscito a incrociare le linee di movimento di Ercolano e D’Angelo, limitando il primo e annullando completamente il secondo, sparito presto dal campo.
Nel contempo, il Ravenna ha preso le misure con un modulo a due punte che, seppur non del tutto sperimentale, non è ancora nelle sue corde più profonde. Alla costruzione a centrocampo, sostenuta dalla ricerca dell’ampiezza (consueta negli schemi di Mandorlini), i giallorossi si sono ritrovati a dovere ricercare la verticalizzazione, il rapido capovolgimento della manovra. Da qui la genesi dei tre gol romagnoli, senza che il Latina riuscisse a porvi i dovuti rimedi, anzi.
Il Latina ha perso non solo per il già noto gap tecnico degli uomini in campo, ma anche per l’evoluzione tattica a gara in corso e, non da ultimo, per un evidente divario atletico e di tenuta complessiva. Nella ripresa il Latina è apparso imballato: oltre che sul piano tattico e mentale, si è letteralmente consegnato all’avversario. Le distanze tra i reparti si sono allungate, consentendo al Ravenna di affondare in profondità, concessa più volte da una difesa in palese affanno.
Focalizzando l'attenzione sul reparto arretrato, la scelta di Bruscagin come braccetto di sinistra non si è rivelata felice: il numero 3 nerazzurro ha sofferto la velocità degli avversari, ritrovando un minimo di sicurezza soltanto con il passaggio alla difesa a quattro, che lo ha visto riposizionarsi da centrale. Bruscagin, comunque, non è stato l'unico a steccare la prestazione: lo stesso si può dire di Lipani, in grande difficoltà in mezzo al campo, di Baez, inconsistente, e di Plescia da cui, onestamente, non ci si possiamo attendere un grande contributo in termini di gol.
Ciò nonostante, a fine partita Volpe è apparso piuttosto grintoso. Mi hanno colpito, in particolare, due sue dichiarazioni: «La nostra non sarà una stagione da spettatori, ma da protagonisti», seguita dall'altrettanto perentoria «In questa stagione possiamo dire la nostra».
E chi siamo noi per osare dubitarne?
