Latina, Terracciano: "Non capisco perché una società senza squadra abbia partecipato al bando per il Francioni"
Antonio Terracciano, presidente del Latina Calcio, ha convocato una conferenza stampa allo stadio Francioni per fare chiarezza sulla vicenda della concessione dell'impianto, aprendo con una lunga premessa: "Ci tengo a dire in via preliminare che ho ritenuto doveroso, in questo momento in cui si discute tanto della problematica dello stadio Francioni, fare questa conferenza: so, come sappiamo tutti, che domani la città, partendo dalla tifoseria e immagino anche da tanti cittadini, ha chiesto legittimamente all'amministrazione di poter avere un confronto pubblico, per poter fare domande e avere spiegazioni su questo aspetto. Così come questa richiesta è stata rivolta all'amministrazione, mi è sembrato doveroso farlo anche dal lato del Latina Calcio, che in qualche misura rappresenta la controparte in questa vicenda: ho ritenuto giusto avervi qui e poter ricostruire insieme a voi, nel modo migliore possibile, tutto ciò che è accaduto, soprattutto negli ultimi nove anni. Chiaramente, se no durerebbe un'eternità questa conferenza, andremo alle cose più incisive e importanti, senza entrare troppo nei tecnicismi o nelle questioni prettamente burocratiche - anche se, se sarà necessario, sono a vostra disposizione. Giusto per fare un recap generale: da quando ho avuto il piacere di prendere in mano questa situazione del Latina Calcio, siamo oggi al decimo anno inoltrato, e siamo tutti qui - già questo per me è un risultato importante, perché significa che in qualche misura, tutti insieme, partendo da me, abbiamo provato e stiamo provando a costruire qualcosa che possa durare nel tempo. Detto ciò, fate pure le domande che ritenete di dovermi fare, e cercherò di essere il più chiaro possibile".
Perché non avete partecipato al bando ponte, se il vostro obiettivo era continuare a giocare al Francioni? E perché, secondo lei, una società che non ha nemmeno una prima squadra si prende uno stadio da 10mila posti - c'è qualcosa dietro? C'è la possibilità di una ricomposizione con il Comune di Latina?
"Rispetto al fatto che il Latina Calcio abbia intenzione di continuare a giocare allo stadio Francioni, mi permetto di dire, senza offendere, che è una domanda un po' superflua: lo stadio, per un club di calcio, è la propria casa. È la casa sotto l'aspetto sportivo ed è la casa sotto l'aspetto del patrimonio del club. Uno degli elementi fondamentali che un club deve avere, se aspira a diventare grande, al di là del titolo con cui ce l'ha, è la disponibilità dello stadio - che è il supporto non solo della società e della squadra, ma credo sia, così come deve essere, la casa di tutti i cittadini e soprattutto di tutti i tifosi che seguono da sempre la propria squadra del cuore. Per quanto riguarda il bando, non è affatto un pretesto la nostra mancata partecipazione: la scelta è nata dal fatto che, nel momento in cui è stato pubblicato, leggendolo e studiandolo, ci siamo resi conto che contiene una serie di criticità, di elementi difficoltosi da portare avanti nonostante tutti i sacrifici fatti fino a oggi. E la società non ha partecipato proprio in virtù di quello che si prospettava in questo bando ventennale: se avessimo parlato di un bando di durata minore, o addirittura provvisorio, forse si sarebbe potuto dire 'i contenuti piacciono o non piacciono, ma ci si tappa il naso e si va avanti'. Ma parliamo di un bando ventennale, quindi di un percorso importante, di un impegno che un club deve prendersi, con la necessità di avere una struttura a disposizione per un periodo così lungo, nell'ottica di poter affrontare il futuro e pianificare - cosa che purtroppo non mi è stato possibile fare per altri motivi, compresa una serie di investimenti importanti per garantire al club una crescita e un'autosufficienza. Investimenti che, per quanto in via del tutto verbale, ho più volte manifestato all'amministrazione nei vari incontri di questi anni, anche attraverso la presentazione, tre anni fa, di più progetti - tra cui uno molto importante, un progetto di finanziamento su cui il Latina Calcio ha investito alcune decine di migliaia di euro, nell'ottica di realizzare qualcosa di davvero notevole. Ma mi sono reso conto che per questa amministrazione era un passo troppo importante da portare avanti, e in subordine mi sono proiettato su investimenti di dimensione più piccola - ma comunque nell'ordine di alcuni milioni di euro - finalizzati a dotare il centro sportivo Fulgorcavi e lo stesso stadio di ulteriori strutture al servizio del club e della cittadinanza. Un impegno, per quanto verbale, di realizzare qualcosa per la città, per lo stadio, per il club e indirettamente anche per l'amministrazione stessa, perché tutto ciò che viene realizzato nell'ambito di una convenzione pluriennale resta di proprietà dell'amministrazione. Arrivati al bando, ci siamo accorti che era impraticabile. Onestamente non ci aspettavamo - visto che è un bando europeo, quindi può arrivare interesse anche da altre nazioni - che qualcuno lo valutasse diversamente da come lo abbiamo valutato noi: non era una speranza, ma quasi una certezza, che se non andava bene per il Latina Calcio, difficilmente sarebbe andato bene per chiunque altro. Invece qualcuno ha presentato domanda, ancora prima che lo facesse chiunque altro, a dimostrazione che qualcosa non andava. Il Latina Calcio ha quindi depositato presso l'amministrazione un'istanza di annullamento in autotutela, indicando punto per punto tutto ciò che ritenevamo inopportuno, non funzionale o comunque contro la possibilità di gestire uno stadio per vent'anni. Ma l'amministrazione ha scelto di non prendere in considerazione questa istanza - un atto previsto dalle norme proprio per i casi in cui ci si accorge che c'è qualcosa da sistemare - e ha portato avanti il bando di gara. Poi è arrivato qualcuno: oggi non è dato sapere ufficialmente, se non attraverso voci di corridoio vere o false, se ci sia stata una società di Latina, insieme a qualcun altro, a presentare domanda per questo bando. E stranamente, a oltre due mesi dalla scadenza dei termini, il bando è stato congelato: non si capisce perché, se non per la problematica relativa alla nomina di una commissione, non meglio indicata, che dovrebbe valutare i requisiti di questa società. Nel frattempo, come tutti sappiamo, l'amministrazione ha deciso di pubblicare un altro bando pubblico, definito 'bando ponte' - sul quale il Latina Calcio nutre anche dei dubbi tecnico-legali, perché i bandi ponte sono previsti dalla norma solo in casi particolari ed eccezionali, dove non ci sono i tempi per risolvere altrimenti un problema. In conclusione, il Latina Calcio non ha partecipato perché ha ritenuto che questo bando non gli avrebbe permesso di sviluppare quello che il club intende ancora fare".
Perché, secondo lei, una società senza nemmeno una prima squadra si prende uno stadio da 10mila posti?
"È una domanda pertinente, che ci siamo fatti un po' tutti, perché è molto strano: uno stadio è deputato a ricevere gare di calcio, soprattutto quando c'è una squadra della città. Una società che non ha nemmeno una squadra, che non ha un titolo, la vedo dura - non capisco quale possa essere l'interesse, anche se le voci dicono che vorrebbero utilizzarlo per eventi di natura musicale o altro. Forse, in via eccezionale, uno stadio può essere utilizzato anche per manifestazioni di questo genere senza danneggiarlo, ma la natura stessa dello stadio è quella dello sport, in particolare del calcio - e non dimentichiamo che parliamo di una struttura pubblica deputata a un servizio pubblico, che non rientra tanto nella possibilità di organizzare eventi musicali. Quindi la domanda del perché qualcuno lo giustifichi dicendo che lo vuole per fare eventi, togliendolo alla sua natura di casa della squadra della città, mi sembra paradossale. Ma succede di tutto, e ne abbiamo preso atto".
Ci sono margini per una ricomposizione con il Comune di Latina?
"Assolutamente sì, nel senso che da parte del Latina Calcio c'è sempre stata, e c'è tuttora, la volontà - laddove ci siano i presupposti - di trovare un accordo. Il Latina Calcio non chiede favoritismi, non chiede nulla fuori dalle regole: chiede qualcosa di normale, di legale, di legittimo, che possa supportare il club nel suo progetto di crescita calcistica e strutturale. E questo lo aspettiamo da sempre: quello che sto dicendo è agli atti, non sono interpretazioni. Abbiamo documenti che risalgono a luglio 2017, quando abbiamo preso in mano questo stadio: la vecchia amministrazione, all'epoca, aveva scritto che entro il 30 ottobre sarebbe stata espletata la gara pubblica per l'assegnazione pluriennale. Cosa che non è stata fatta né nel 2017, né nel 2018, né nel 2019, e così via. Se fosse stato fatto, probabilmente oggi ci troveremmo in una realtà diversa, con anni di investimenti già realizzati sul centro sportivo e sullo stadio. In uno degli ultimi comunicati, l'amministrazione e l'assessore competente hanno scritto che stanno operando per la legalità attraverso bandi pubblici: siamo perfettamente d'accordo, è la linea da seguire. Ma dopo otto anni il Latina Calcio si è giustamente stancato - anche perché posso conoscere tante cose di questo mondo, ma non posso pensare di saper fare anche l'avvocato o il commercialista. Per otto anni sono andato dietro all'amministrazione, che mi ha somministrato di volta in volta contratti diversi - una nota di utilizzo, una concessione in uso, chiamata sempre in modo diverso - puntualmente con la minaccia che se non pagavo, se non firmavo, saltava il nulla osta e saltava il campionato. Fino a quando, dopo essermi consultato legalmente, ho detto a questa amministrazione: non firmo più nulla di questo genere, la norma prevede bandi pubblici, o fate le cose bene o io non aderisco più - non datemi nessun nulla osta, il Latina Calcio non proseguirà le proprie attività, ce ne faremo tutti una ragione. Per questo motivo siamo rimasti per circa un anno, tre anni fa, dentro lo stadio senza alcun titolo, di nessun genere, e non ci è mai stato chiesto nulla - perché credo che, tutto sommato, facesse comodo anche a loro che le cose andassero avanti così. Ne sono fiero: c'era qualcuno che si faceva carico, come tutt'oggi, delle risorse necessarie per mantenere una struttura di questa portata, pagando anche il canone. Apro una parentesi: probabilmente tra poco l'amministrazione dirà che il Latina Calcio è moroso. Ebbene, ve lo dico io: non è che il Latina Calcio non paghi da otto anni. C'è stato un momento, quell'anno senza titolo, in cui non ho pagato nulla. Altre volte mi hanno detto 'paga e poi vediamo', e io ho pagato la mia parte, ma non la seconda, perché non era quello che dovevo fare. Quindi sì, ci sono dei numeri che risultano a carico del Latina Calcio, ma la realtà è che non so nemmeno se siano dovuti o se debbano restituirmi ciò che ho versato in questi anni, visto che siamo passati attraverso autorizzazioni che non esistono in nessun codice di procedura amministrativa. Lo dico perché è giusto che si sappia come stanno le cose, visto che l'amministrazione, nell'ultimo bando, ha attestato in un piano economico-finanziario che per mantenere in piedi stadio e centro sportivo servono 700mila euro l'anno, oltre al canone - quindi ci si avvicina agli 800mila. La domanda nasce spontanea: questi 700mila euro l'anno, negli ultimi nove anni, chi li ha messi sul tavolo? Diranno che avevo la concessione, quindi era giusto che lo facessi io. Forse sì, ma in questi termini la società avrebbe dovuto occuparsi solo di manutenzione ordinaria e straordinaria e di agibilità, non di tutto il resto. Ma se ci sarà modo, come ho sempre chiesto, di sederci a un tavolo, è bene che si sappia che mentre da un lato diranno che il Latina Calcio è moroso, dall'altro il Latina Calcio è creditore di una fattura per lavori di agibilità di oltre un milione di euro, lavori che ha fatto, pagato e rendicontato. Mi sono più volte reso disponibile a sedermi con loro e dire: sediamoci, non stiamo mercanteggiando, vediamo qual è la soluzione migliore per chiarire la situazione. Non è che pretenda fino all'ultimo centesimo: sono aperto a qualsiasi discorso, purché lo si faccia in via amichevole. Altrimenti la strada sarà quella legale, e saranno gli organi competenti a stabilire chi ha ragione: è un rischio per tutti, ma se non resterà altra strada, la seguiremo. Oggi questo stadio, di cui sono orgoglioso, è forse per la prima volta nella sua storia davvero uno stadio da diecimila posti. Negli anni scorsi, anche quando la gestione era in mano a me, ci sono state stagioni in cui, non essendoci l'agibilità completa, il sindaco autorizzava una capienza fino a cinquemila posti solo per permetterci di giocare, perché mancava l'antincendio, mancava tutto. Questa cosa è stata resa possibile perché mi sono messo lì, per due anni, e ho portato avanti tutto il necessario per restituire allo stadio il suo splendore e i suoi diecimila posti. E oggi mi si dice che l'agibilità sarebbe spettata a me perché rientrava nella manutenzione ordinaria: non è così, i lavori di agibilità sono opere strutturali necessarie a ottenere l'agibilità della struttura, non manutenzione ordinaria. Tutto quello che è stato fatto qui dentro è il risultato di commissioni di vigilanza per la pubblica sicurezza - composte da Prefettura, Questura, Comune come proprietario, Vigili del Fuoco, Asl e altri enti, ciascuno per la propria competenza. Ne abbiamo fatte, agli atti, quindici, una dietro l'altra, fino ad arrivare all'agibilità completa. E ogni volta il Comune, in qualità di proprietario, si sedeva al tavolo, ascoltava, firmava un verbale e tornava a casa, prendendo atto che i lavori li aveva fatti il Latina Calcio. Avrei potuto capire un intervento tra la prima e la seconda commissione, ma ne abbiamo fatte quattordici, e solo alla quindicesima si sono accorti che alcuni di quei lavori competevano a loro. Ma volevo chiarire questo aspetto, perché uscirà sicuramente la notizia che il Latina Calcio è moroso: sappiate che se da un lato il Latina Calcio deve dare qualcosa, dall'altro ha un credito di oltre un milione di euro. Questa è la realtà".
Cosa vi ha spinti a preoccuparvi di mantenere in attività lo stadio per il prossimo campionato, nonostante tutto questo?
"Come è stato scritto sui giornali, il Latina Calcio lo scorso anno, dopo una gara pubblica andata deserta perché fatta male, ha avuto l'opportunità di sedersi a un tavolo con l'amministrazione, e nello spirito di portare avanti il club ha firmato un contratto che doveva scadere il 30 marzo, in attesa del bando ventennale. Il bando non è stato completato entro dicembre come previsto, né entro marzo: l'amministrazione ha chiesto al Latina Calcio di prorogare di altri tre mesi, arrivando all'11 giugno. A quel punto l'amministrazione ci ha comunicato, con estrema disinvoltura, che il 12 avremmo dovuto consegnare le chiavi - nonostante ci avesse già rilasciato i nulla osta per il campionato 2026-27. Mi sono chiesto: se faccio quello che sarebbe legittimo, prendo le chiavi e le porto al Comune, come farebbe qualsiasi inquilino che lascia un'abitazione portando via le proprie cose, devo però essere sicuro che l'amministrazione si faccia carico di garantire che lo stadio sia pronto per la prima partita di Coppa Italia del 16 agosto. Ma sapevo perfettamente che questo non sarebbe stato possibile, per due motivi: primo, perché l'amministrazione ha scritto in più provvedimenti di non avere competenze, risorse né voglia di gestire queste strutture - lo dico perché lo ha dichiarato pubblicamente. Se il Comune non ha intenzione di occuparsene, chi sarebbe venuto ad allestire lo stadio per farci giocare? Nessuno. Probabilmente confidavano che chi si è presentato al bando ventennale se la sarebbe cavata, e magari gli avrebbero anche affidato l'incarico, chiedendo poi a noi di pagare un canone per giocare - come tutti dicono a parole. Il problema è che questa società, che al momento resta sospesa, avrebbe garantito il campionato nel momento in cui il Latina Calcio se ne fosse andato portando via tutto ciò che è strumentale - non le tribune o le cose di proprietà dell'amministrazione, ma tutto ciò che serve materialmente a disputare le gare, che è di nostra proprietà. O il Latina Calcio porta via tutto, oppure qualcuno dice 'fermi, non toccate nulla, vi paghiamo il valore e continuate a giocare'. Ma quando mai sarebbe potuto accadere questo? L'amministrazione, in tempi non sospetti prima dell'emissione del bando, ci ha chiesto di comunicare cosa avessimo là dentro, e abbiamo inviato una PEC in cui abbiamo indicato quasi dettagliatamente tutto il patrimonio del Latina Calcio. Nel bando sarebbe stato corretto avvisare chi si fosse presentato che, in caso di vittoria, con il Latina Calcio che se ne va, ci sarebbe stata tutta questa attrezzatura necessaria per disputare le gare - servivano quindi almeno 600mila euro da organizzare subito. Questo non compare né nel bando ventennale né in quello ponte. Mi sono chiesto se, visto che agiscono in questi termini, forse la strada più semplice per loro fosse spingermi ad andarmene, lasciandomi passare per l'inadempiente, il moroso. Ma se non avessi preso questa iniziativa di non obbedire all'ordine di lasciare lo stadio, oggi non staremmo qui a fare questa conferenza, perché il campionato del Latina Calcio non sarebbe nemmeno iniziato: su questo posso essere molto chiaro".
Le carte in vostro possesso indicano che tutto ciò che si trova all'interno dello stadio è di proprietà del Comune. È così?
"Non so cosa dirvi, la verità è questa: le carte, per fortuna, esistono e parlano da sole. Quando abbiamo preso in mano lo stadio, i primi soldi che il Latina Calcio ha pagato sono andati alla curatela fallimentare, che ci ha detto che i mobili, le scrivanie, le porte, le panchine, il trattorino erano ancora lì e dovevamo acquistarli. Abbiamo fatto una trattativa e il Latina Calcio ha comprato quel poco che era rimasto. E poi, tornando ai famosi 700mila euro l'anno per nove anni: il Comune dice che li ha pagati lui? A me risulta che il Comune non abbia mai messo un euro qui dentro, anzi ha anche incassato soldi dal Latina Calcio. Vorrei capire come avrebbero pagato tutto ciò che oggi rivendicano: dovrebbero dimostrare come e dove hanno preso quei soldi. Era giusto fare chiarezza anche su questo".
Se vi sedeste a un tavolo con il Comune, cosa chiedereste? Sareste disposti a pagare un canone se le vostre istanze di annullamento non dovessero trovare risposta? E avete mai pensato di trasferire la società altrove?
"Per sederci a un tavolo, servono prima delle risposte: ci sono due bandi aperti, uno congelato e uno di cui non si sa nulla. Prima devono definirli - aggiudicarli, annullarli, ripeterli, non so - altrimenti come si fa a sedersi con noi? Quello che chiede il Latina Calcio è un bando normale, corretto, giusto: come diceva giustamente un collega, non si sta vendendo un bar, si sta cercando qualcuno che si accolli 700mila euro l'anno e che magari sia disposto anche a investire per far crescere questa realtà. Il Latina Calcio vuole essere questo, e non parla senza sapere di cosa parla: gestisce già uno dei centri sportivi più belli d'Italia, quello di Fiuggi, aggiudicato con un bando da quell'amministrazione per quindici anni - inizialmente dieci, diventati quindici perché il Latina Calcio si è impegnato a fare investimenti nei primi tre anni. In cambio, quel Comune ha azzerato il canone nei primi tre anni, dando un supporto alla partenza. Il Latina Calcio ha fatto e sta facendo gli investimenti necessari lì - anche una pista di atterraggio elicotteristico richiesta dall'amministrazione per le esigenze turistiche della zona, oltre a nuovi campi. Tutto messo per iscritto, garantito, a canone zero. Ecco cosa chiediamo dal Comune di Latina: un bando normale, né più né meno - non vogliamo regali, vogliamo il supporto giusto per fare quello che il club vuole fare. Rispetto all'ipotesi di trasferirci altrove: da un lato, senza uno stadio come casa, il Latina Calcio si sentirebbe per strada. Se avessi la certezza di trovare uno stadio migliore, più funzionale, forse accetterei di pagare un canone a terzi - anche cinque o sei milioni a partita, risparmiando magari rispetto a quanto spendo oggi per mantenerlo. Ma vi ribadisco che, per come si sono messe le cose, per una società che partecipa al bando senza avere nemmeno una squadra, non capisco quali siano le motivazioni. Ho un pensiero, ma me lo tengo per me: credo che questa eventualità non potrà mai accadere, perché se domani fossi costretto a consegnare le chiavi, il Latina Calcio molto probabilmente morirebbe - devo essere sincero, non voglio fare lo sbruffone. La squadra non è mia: non sono miei i calciatori, non è mio lo stadio del Comune, non è mio niente. La squadra è della città. Che senso avrebbe portarla a giocare altrove, spendere soldi e salute per trasferire la squadra della mia città da un'altra parte? Solo perché arriva qualcuno più forte di me, come l'Atalanta o la Roma? Va bene, alzo le mani, sono squadre più forti - ma qual è il motivo per cui dovrei fare una cosa del genere? Questo è quello che voglio far capire a questa amministrazione e a tutti voi".
Pensa che ci sia qualcuno, dietro le quinte, che vuole spingere il Latina Calcio a farsi da parte per lasciare spazio ad altri?
"Non escludo che qualche pensiero l'abbia fatto, in tutta onestà - anche se, a oggi, nessuno si è manifestato in modo diretto. Ma se devo dirla tutta, un cattivo pensiero l'ho fatto, sarei bugiardo a negarlo, perché percepisco delle situazioni che dovrebbero seguire una strada naturale e non la seguono. Dico questo perché io non sono un politico, non ho mai fatto politica, e faccio fatica a distinguere certe dinamiche interne. Ma dico una cosa: pochi mesi fa abbiamo giocato una finale di Coppa Italia dove abbiamo avuto il piacere di vedere in questo stadio diecimila persone - un pienone come raramente capita, ed erano presenti tutti, compresa la politica locale, perché era un evento importante. È legittimo che, in queste occasioni, chi fa politica ci metta la faccia per cercare consensi. Ma allora mi chiedo: se quel giorno, con diecimila persone qui dentro, a qualcuno non si è accesa una lampadina pensando che potrebbero essere trenta o quarantamila voti, visto che tutti quanti supportiamo il Latina Calcio, perché ci si gira dall'altra parte proprio ora che si è toccato con mano quanto sia sociale questo mondo? Mi permetto di dire, con un pizzico di opportunismo, che non vedono nemmeno la possibilità di ottenere consensi da questa vicenda. E allora mi chiedo perché ci si muova in un modo contrario a quello che sarebbe naturale: forse c'è qualcosa che spinge in una direzione diversa, e magari, se qualcuno si palesasse e chiarisse davvero le proprie intenzioni, potremmo anche valutare la situazione insieme. Ma la domanda, ripeto, è pertinente".
Cosa le darebbe, oggi, maggiore fiducia da parte dell'amministrazione?
"Lo ribadisco, l'ho detto anche in apertura: dei presupposti giusti, che portino a un tavolo, con una soluzione anche solo transitoria. Voglio essere chiaro su un punto: mentre da un lato non ho lasciato lo stadio, per il bene del Latina Calcio, dall'altro ho scritto formalmente all'amministrazione dicendo che, nelle more della definizione del bando ventennale - aggiudicazione, annullamento o altro - il Latina Calcio si rendeva disponibile a sedersi a un tavolo e a gestire lo stadio in nome e per conto dell'amministrazione, offrendomi anche di pagare un canone. Sì, avete capito bene: mi sono messo nei panni del Comune, che dice di non avere risorse né competenze, e ho detto: lo faccio io, vi pago il canone che mi chiedete, anzi, reinvesto i soldi qui dentro per la gestione, e una volta esaurite le risorse del canone versato, decidete voi con quale cadenza - mensile, settimanale, trimestrale - fornire le ulteriori risorse necessarie a portare avanti la struttura, in attesa che decidiate se, tra uno, tre o sei mesi, fare un bando dove il Latina Calcio, o un'altra società seria, possa garantire che lo stadio funzioni come deve. A quel punto sarei stato disponibile a collaborare nella gestione della struttura. Ebbene, a questa mia richiesta non è arrivata nessuna risposta, se non quella del bando ponte, che tutti conosciamo. E prima che qualcuno me lo chieda, rispondo subito: il Latina Calcio non ha partecipato al bando ponte, innanzitutto per coerenza, perché pur cambiando la durata ha le stesse caratteristiche del bando ventennale. Se ho chiesto l'annullamento del primo per le criticità che conteneva, ho chiesto l'annullamento in autotutela anche per il secondo, perché contiene le stesse criticità, se non di più. Le richieste di annullamento in autotutela sono anche una forma di rispetto verso l'amministrazione: avrei potuto fare ricorso al TAR contro il bando, ma ho preferito continuare a dialogare, dicendo semplicemente: la legge prevede che io possa chiedervi di annullare un atto in autotutela, indicandovi perché - così come accade spesso nelle pubbliche amministrazioni - per sistemare la situazione senza andare oltre".
Alla luce delle tensioni con il Comune, c'è il rischio concreto di una cessione? Qual è il futuro sportivo della società nell'immediato?
"Noi siamo qui, ci facciamo carico di quello che serve al posto del Comune per portare avanti le strutture a nostro carico, e per ora non ci resta che fare questo per andare avanti con il campionato, il club, la squadra. Cerchiamo - non è facile, ma dobbiamo riuscirci - di tenere separate le due cose: da un lato seguiamo l'aspetto amministrativo legato allo stadio, dall'altro cerchiamo di dare serenità al gruppo squadra, perché possa fare il proprio percorso nel migliore dei modi, anche se alcune di queste problematiche inevitabilmente si ripercuotono anche lì. È uno dei lavori più importanti che stiamo facendo: separare le due questioni e viverle con un po' di serenità, senza creare caos, andando avanti in ogni modo. Non dimentichiamoci che l'amministrazione ci ha comunque rilasciato i nulla osta per il campionato di questa stagione, sia per la prima squadra che per la Primavera: un impegno formale importante, che non si capisce come intenda gestire, visto che nel momento in cui si rilascia un nulla osta ci si assume l'impegno che il Latina Calcio possa disputare un campionato di Serie C - un campionato di Lega Pro, sia chiaro, non un campionato di terza categoria dilettantistico. Se hanno detto che si può fare, sanno che la struttura può ospitare un campionato professionistico: altrimenti non si sarebbero presi questa responsabilità, e ora devono adoperarsi perché tutto resti in piedi - non serve che lo dica io".
Un messaggio per la tifoseria e per la città, in vista della manifestazione di domani?
"Per quanto riguarda la tifoseria, non posso che dire loro di stare sereni e tranquilli: da parte mia, come è stato finora, ci sarà sempre l'impegno e la voglia di portare avanti il Latina Calcio. Colgo l'occasione per dire che la manifestazione di domani è per me un gesto importante, un gesto genuino della tifoseria, a cui spero si unisca anche la cittadinanza. Mi auguro che non debba essere una protesta, e come ho sempre detto, con la violenza e con le cose fatte male non si ottengono risultati: ho sempre detto ai ragazzi della tifoseria di non compromettersi e di non crearsi problemi personali nel tutelare i propri diritti. Attraverso manifestazioni corrette e pacifiche, come mi sembra di capire che stanno organizzando - chiedendo legittimamente un confronto pubblico per avere chiarimenti sulle intenzioni dell'amministrazione e sul futuro del Latina Calcio e dello stadio - penso sia una cosa fatta bene e corretta, e invito chi è presente a proseguire su questa linea di correttezza, senza che da una ragione si trasformi in un torto personale o familiare. Devono muoversi con la massima tranquillità ed educazione: come dico spesso, molte volte con le parole, parlando, si ottiene molto di più che con i gesti. Basta saperle chiedere, e pretendere le giuste risposte. Vedremo cosa succederà domani, spero in senso buono, perché è bene che tutti si rendano conto che questo è fondamentalmente un patrimonio della città. Nei comunicati della tifoseria si legge giustamente: oggi c'è Terracciano, domani ci sarà qualcun altro - ma quello che conta è che, anche nel passaggio di consegne, tutti dobbiamo tutelare quella che è la squadra della città, la maglia, l'identità. È un bene prezioso di tutti, e va tutelato, anche perché siamo tutti di passaggio".
