Volpe sa dove mettere le mani ma le parole di Condò preoccupano
Non ho potuto partecipare alla conferenza stampa del direttore sportivo Condò e me ne dispiaccio, perché un paio di domande le avrei fatte volentieri. Terenzi, sulle colonne di Latina Oggi, ha definito il diesse “grintoso”; io aggiungerei anche un altro aggettivo: scaltro. Pur apparendo filoaziendalista come da sempre, e giustamente, si definisce, Condò è riuscito a difendere il proprio operato e a muovere più di una neanche tanto velata critica alla società, senza per questo creare polemiche. Un esercizio di dialettica ben riuscito.
Quando il diesse sottolinea come gli altri abbiano operato sul mercato con il bazooka mentre il Latina ha avuto a disposizione le freccette, l’affermazione può essere interpretata come la denuncia di un mercato “drogato”, sovrastimato; ma, nel contempo, la si può pure leggere come il segnale che le risorse messe a disposizione dalla dirigenza nerazzurra fossero davvero misera cosa. Insomma, non c’era un euro da spendere. Quando perfino il Sorrento o l’Alcione diventano più attrattivi del Latina, è inutile girarci attorno: vuol dire che, in termini di certezze, il Latina di questi tempi ha poco da offrire. E la cosa non può che preoccupare anche alla luce della questione legato alla gestione dello stadio Francioni e del centro sportivo Bondioli.
Sulla querelle “Parigi”, poi, il direttore sportivo è stato non chiaro, di più. In sintesi: avevo concluso la trattativa il 20 luglio, la società voleva guadagnare di più, e alla fine non abbiamo ottenuto quello che speravamo. Morale: la strategia della società è risultata fallace e ha condizionato il resto delle operazioni del mercato nerazzurro.
A farne le spese è Volpe, costretto da qui alla riapertura delle liste di gennaio a governare la stessa squadra dell’anno scorso (leva Fasan, metti Baez e il risultato cambia poco), ma con un Parigi in meno. Un bel rebus per il tecnico puteolano, che comunque contro il Forlì ha dimostrato di sapere dove mettere le mani. Se non sono le punte a segnare, ci devono pensare gli altri: e così, contro i romagnoli, i due gol del successo sono arrivati da un difensore e da un esterno, un quinto.
Di solito la densità la si ricerca nell’area avversaria; il Latina l’ha creata a centrocampo, dove ha disorientato l’avversario con continue variazioni sui movimenti dei centrali e delle mezzali, pur mantenendo stretti gli spazi di linea. Quello dello spazio è un tema determinante nell’attuale progetto tattico di Volpe. Lipani da centrale sabato ha giocato senza rete di sicurezza: non c’era protezione, sulla linea di mediana non c’era un incontrista. Il Latina ha sopperito cercando di non allungarsi, mantenendo la distanza tra i reparti e non offrendo all’avversario le linee per verticalizzare. A un certo punto si è visto chiaramente Campedelli invitare i suoi a lanciare lungo, a superare il centrocampo nerazzurro, a dare immediata profondità; ma il Forlì al Francioni è apparso in grande difficoltà, sovrastato da Marenco e compagni.
Tra i tanti spunti offerti dalla partita, ne vorrei sottolineare uno legato alle scelte di Volpe. Se due indizi fanno una prova, allora è chiaro che nei piani del tecnico ci sono Lipani nel ruolo di centrale di mediana ed Ercolano braccetto mancino. Due novità non assolute, ma comunque due variazioni sui consueti temi della scorsa stagione che intrigano. Vediamo come andrà a finire.
