A Gubbio un arbitraggio discutibile, ma il Latina prende sempre gli stessi gol
Da Gubbio arriva un messaggio chiaro e forte: nella sua versione attuale, il Football Video Support (FVS) non serve a un bel niente.
Al termine del raduno estivo dei direttori di gara, Ayroldi - attuale designatore della CAN C - aveva dichiarato: «Gli arbitri devono affrontare con serenità un eventuale cambio di decisione, perché è preferibile ammettere un errore sul campo piuttosto che farne due». Bortolussi, l’arbitro del confronto tra Gubbio e Latina, evidentemente all’epoca deve essersi distratto o non ha proprio recepito il concetto.
L’espulsione di Lipani, decisiva per l’esito dell’incontro, è stata un abbaglio clamoroso, un errore madornale. Si può anche comprendere che la dinamica dell’intervento del nerazzurro su Di Noia possa aver indotto il direttore di gara a "vedere" un piede a martello o una gamba tesa; ma le immagini televisive, riviste al FVS, hanno chiaramente dimostrato come Lipani non abbia affondato il colpo: la sua unica colpa è stata la scompostezza del movimento. Soltanto l’assenza di personalità e l'incapacità di ammettere uno sbaglio possono aver indotto Bortolussi a confermare il cartellino rosso.
Undici contro undici, il Latina non avrebbe mai perso. I nerazzurri erano in pieno controllo di un avversario in chiara difficoltà nel proporre e costruire gioco, tenuto in piedi soltanto dalla vivacità di Minta e da qualche buono spunto di Spina. E restano incomprensibili le scelte di Di Carlo che, nonostante Minta avesse fatto impazzire Keita ed Ercolano, lo ha poi spostato a sinistra, facendolo finire dritto nella rete di Marenco che non gli ha fatto più vedere palla. Un harakiri tattico che si spiega soltanto con il tentativo di tenere impegnato Tomaselli in copertura, privando così il Latina dell’apporto del suo uomo migliore.
Dato al Latina quel che è del Latina, ci sono però aspetti del confronto di sabato sera che non possono non preoccupare. È perfino superfluo sottolineare l’inconsistenza offensiva della manovra nerazzurra, con un Plescia che a oggi è perfino al di sotto delle già minime aspettative e un Baez che non sembra ancora aver trovato una collocazione logica nel suo movimento in campo. Ce lo aspettavamo, certo, e temo che - a meno che Volpe non peschi il classico coniglio dal cilindro - fino a gennaio e alla riapertura delle liste saremo costretti a roderci il fegato.
Ma quello che mi ha fatto davvero uscire dai gangheri è stata la dinamica che ha portato al primo vantaggio degli umbri. Nel precedente editoriale avevo già sottolineato come la gestione degli spazi rappresenti la chiave di volta della manovra nerazzurra, soprattutto quando manca in campo un interditore fondamentale come De Ciancio. Nella giornata precedente, a Campobasso, il Gubbio aveva colpito con ripartenze brucianti e la storia si è puntualmente ripetuta sabato (basti guardare anche la terza rete subita).
Com’è mai possibile che, con la squadra tutta proiettata in avanti per un calcio d'angolo a favore, a presidiare la difesa rimanga soltanto Ercolano e che tra lui e il limite dell’area avversaria ci sia il solo Tomaselli?
Il Latina sarà pure stato penalizzato da un arbitraggio discutibile, ma ormai il copione si ripete: si incassano gol quasi sempre su verticalizzazioni che sfondano sulla corsia mancina della difesa. Non sarà giunto il momento di rivedere posizioni e scalature del reparto quando la squadra si sbilancia in avanti?
