Latina, contro il Guidonia un'altra beffa colorata di rosso
La parola “beffa” ultimamente ricorre con troppa frequenza nelle cronache delle partite del Latina, accompagnata quasi sempre da quel maledetto “rosso”. Un binomio ricorrente che ha sintetizzato l’amaro esito della trasferta di Gubbio e che ora torna prepotentemente a galla dopo il derby regionale contro il Guidonia Montecelio.
In Umbria a condannare i nerazzurri è stata l’espulsione dei Lipani; al Francioni, il rosso a De Ciancio. Cambiano i protagonisti, ma la rabbia e il profondo senso di ingiustizia restano esattamente gli stessi.
Eppure, come ha fatto intendere mister Volpe nella sala stampa del dopopartita, è vietato farsi travolgere dalle emozioni: bisogna mantenere la freddezza, analizzare gli errori e lavorare per migliorare. Andare oltre la sfera emotiva è l'unico modo per crescere.
Da qui nasce una riflessione che può sembrare una provocazione, ma che fotografa la realtà: il Latina è obbligato a giocare bene per sopperire alla carenza di veri bomber in organico. Le difficoltà, si sa, aguzzano l’ingegno. E in questo senso sta emergendo tutta la reattività di Volpe, un tecnico che dimostra di avere idee e di saperle tradurre sul campo.
Contro i rossoblù di Lopez, il tecnico puteolano ha portato a compimento quegli esperimenti tattici testati a tratti nelle uscite precedenti: giocare senza punti di riferimento fissi in attacco. Una scelta voluta, figlia delle caratteristiche della rosa e non solo di un’emergenza.
Contro il Guidonia, a reggere il reparto offensivo c’è stato soltanto Baez. L'uruguaiano non è certo il classico centravanti boa: è un giocatore che sa attaccare la profondità (lo si è visto in occasione del gol del vantaggio), sa creare spazi per gli inserimenti e ama spaziare in libertà. Alle sue spalle, una linea di trequartisti con Riccardi nel ruolo di uomo d'ordine, affiancato da Cioffi e Tomaselli, pedine ideali per saltare l’uomo, creare superiorità numerica e buttarsi negli spazi. Il risultato? Un baricentro inevitabilmente più alto, capace di compensare la mancanza di fisicità con la densità e la velocità.
Consapevole dei rischi nelle verticalizzazioni avversarie, Volpe è corso ai ripari blindando il centrocampo con la diga formata da De Ciancio e De Cristofaro. Con la difesa a quattro, l'obiettivo era garantire solidità e supporto sulle fasce, evitando pericolosi buchi tra i trequartisti larghi e i terzini. Un intento riuscito solo a metà: bene sulla catena destra Tomaselli-Ercolano, mentre a sinistra Calabrese è rimasto molto bloccato, lasciando Cioffi al suo destino.
Nonostante ciò, il costrutto tattico ha prodotto un gioco convincente, pressante e a tratti dominante. Il vero limite, come ammesso dallo stesso allenatore, è che quando non hai il giocatore in grado di risolverla da solo, devi sfruttare ogni singola palla gol. Il Latina non lo ha fatto ed è rimasto stretto sul minimo vantaggio. Comprensibile, a quel punto, che l'espulsione di De Ciancio abbia fatto crollare il castello, spalancando le porte alla beffa.
Ancor prima del cartellino rosso, però, a smontare la struttura nerazzurra è stato lo stesso Volpe, con le sue mosse intorno all'ora di gioco, quando ha richiamato in panchina Tomaselli e Riccardi. L’assetto è rimasto formalmente lo stesso, ma le caratteristiche dei subentrati (Porro e D’Angelo) hanno inevitabilmente abbassato il baricentro, offrendo il fianco al forcing e al pressing di un Guidonia trasformato dai cambi.
Probabilmente, il tecnico è stato costretto a gestire le energie: era la quarta partita in undici giorni per i nerazzurri. Un tour de force estenuante che ora si chiude con la trasferta a dir poco proibitiva di Reggio Emilia con la Reggiana, dove il Latina arriverà priva degli squalificati Lipani e De Ciancio.
Servirà un'impresa, ma la strada tracciata dal campo mostra che la squadra c'è.
