Latina, D'Apuzzo: "Rimettiamo in riga la barca. Non sono un traghettatore"
Prima conferenza stampa ufficiale per Giuseppe D’Apuzzo da nuovo presidente e amministratore unico del Latina Calcio. Un intervento a tutto campo tra senso di appartenenza, situazione finanziaria, rapporti con le istituzioni e ambizioni sportive della piazza pontina.
Presidente, quali sono le prime sensazioni dopo questa intensa settimana e l'inizio del suo mandato?
«È stata una settimana molto dura, i cambiamenti societari mi hanno impegnato molto, ma l’ho fatto perché mi reputo un tifoso del Latina, da adesso il primo tifoso del Latina. Sono innamorato di questi colori e cercherò in tutti i modi di portare avanti questo club, che è storico e merita di restare in Serie C e di fare meglio di quanto fatto finora. Sono nato a Latina, vivo a Latina, ho qui i miei interessi: mi reputo un pontino doc, quindi ce la metterò tutta con tutte le mie forze. Ringrazio Antonio Terracciano, che ha portato avanti la società per nove anni con enorme sacrificio e dedizione. Ha manifestato la volontà di fare un passo di lato per i suoi impegni professionali e resterà al mio fianco nella gestione tecnica e operativa: ne sono davvero molto contento».
Qual è la priorità principale del suo insediamento sul fronte societario?
«Il mio intervento servirà soprattutto a posizionare in sicurezza la situazione economica e finanziaria del club, oggi un po’ delicata per il contenzioso sulla gestione dello stadio Francioni e della Fulgorcavi. Sui giornali sono uscite notizie vere solo in parte e vorrei dare il nostro punto di vista. Leggo che il Comune di Latina sarebbe creditore nei nostri confronti di circa 511mila euro (200mila per affitti non pagati e il resto per la Tari). Il Comune dimentica che noi siamo creditori di 1 milione e 100mila euro per lavori di manutenzione straordinaria e messa a norma effettuati negli anni. Lo stadio oggi ha una capienza di 2.300 persone aumentata grazie ai nostri investimenti, e riteniamo che chi gestisce debba essere ristorato. Sulla Tari ci applicano un'imposta come fossimo un'attività commerciale aperta 365 giorni l'anno, mentre siamo aperti solo 20-25 giorni per le partite: non possiamo pagare come se producessimo ortaggi o mozzarella. Definiremo anche questo».
Ci sono novità anche in merito al contenzioso con il Comune di Cisterna?
«A Cisterna ci è stata comunicata la fine della concessione per morosità: abbiamo presentato istanza perché riteniamo di avere ragione, decideranno i giudici. Il Comune non ha effettuato il rifacimento dello stadio e abbiamo sospeso i canoni perché l'impianto non è stato utilizzato. Abbiamo subito danni ingenti: a inizio stagione avevamo dieci squadre del settore giovanile e oggi facciamo fatica a collocarle perché l'impianto non è agibile. Se l'esito fosse negativo dovremmo risarcire importi rilevanti: la mia preoccupazione principale è proprio mettere in sicurezza il club ed evitare che possibili passività incidano sulla gestione».
Da commercialista, quale ricetta propone per incrementare le risorse e il patrimonio del club?
«Cercherò in tutti i modi di coinvolgere miei clienti e non solo. Il bacino di Latina è ampio, ci sono migliaia di aziende ed è arrivato il momento di dare una mano al Latina Calcio. Un quotidiano finanziario specializzato ha pubblicato la classifica dei patrimoni di Lega Pro e il Latina figura ultimo: ci sono venti società nel girone B e venti nel girone C con una forza economica nettamente superiore alla nostra. Competiamo in un campionato in cui le risorse non sono eque; abbiamo già fatto un miracolo a confrontarci per sei anni con realtà dieci o quindici volte più forti finanziariamente. Non sempre chi spende di più vince, ma con più risorse puoi investire su strutture, campi e settore giovanile. In campo però si scende undici contro undici e mi fido molto del nostro direttore sportivo, tra i più capaci in C, e di un mister giovane con grande voglia».
Sul piano sportivo, qual è il messaggio inviato alla squadra e alla piazza?
«Abbiamo 23 giocatori e ieri è stato reintegrato Gagliano: è una rosa che non cambierei con nessun'altra e ci darà grosse soddisfazioni. Vorrei però che finisse il periodo dei complimenti del tipo 'siete una bella squadra, giocate bene': mi sono stufato, voglio che portiamo a casa i punti perché nell'almanacco restano i fatti, non le parole. Alla squadra stamattina ho detto che per loro non cambia nulla: proseguiremo nel miglior modo possibile. Non sono lo 'zio d'America' né Paperon de' Paperoni, ma con impegno, organizzazione e conoscenze cercherò di far crescere la società».
Come vive il suo legame con la città e con la tifoseria?
«Leggevo che sarei il 42° o 43° presidente della storia, ma il Latina Calcio non è di chi lo gestisce: è della gente, dei tifosi, di chi abita qui. Vorrei che il senso di appartenenza diventasse sempre più forte e orgoglioso, come vedo in tante altre città. Ringrazio i tifosi che non ci fanno mai mancare il supporto e si sobbarcano trasferte lunghissime portando in alto il nostro vessillo. Guardando indietro vedo anni di un po' di anonimato: due playoff usciti al primo turno e una finale di Coppa Italia sono troppo poco. La colpa è nostra in primis come dirigenti, ora dobbiamo fare meglio».
Avete già avviato contatti per nuovi ingressi nel pacchetto societario?
«Da due giorni mi hanno chiamato molte persone, anche da fuori provincia come Roma o Fiuggi, per affiancarci come soci o sponsor. Parlo con tutti, non ho preclusioni. Essendo rimasti in due, mi piacerebbe allargare la base societaria prendendo esempio da chi fa meglio di noi, anche in Serie B dove ci sono realtà gestite da venti soci. Più forze ci sono, meglio faremo, anche se per ora non c'è nulla di definito essendo entrato da pochissimi giorni».
Ci sono preoccupazioni per le imminenti scadenze federali dei pagamenti?
«Alla scadenza del 16 ottobre ci arriviamo tranquilli. Non mi sarei mai fatto carico di qualcosa che non posso sopportare. Le cifre lette sui giornali attorno ai 500mila euro fortunatamente sono più basse, l'impegno c'è e andiamo avanti serenamente. Non mi sarei mai sognato di prendere la società per poi bucare le scadenze del 16 ottobre, 16 dicembre o 16 febbraio. È chiaro che più introiti arriveranno, più verrà alleggerita la mia posizione».
Qual è il suo giudizio sul lavoro dell'area tecnica?
«Il nostro direttore sportivo ha un profilo di livello nazionale. Merita palcoscenici diversi ma sta bene a Latina e sono fiero sia con noi: ha tramutato in oro tutto quello che ha toccato, compreso l'acquisto di Parigi. Ora avrà al suo fianco una persona che cercherà di dargli più 'munizioni' possibili per andare in battaglia ogni domenica».
Si definisce un presidente di transizione o il progetto è a lungo termine?
«Nessun ruolo da traghettatore. Dobbiamo rimettere in riga la barca che sta un po' barcollando, ma io inizio per proseguire. Certo, se domani arrivasse un imprenditore con dieci volte la nostra capacità finanziaria non avrei problemi a fargli spazio, perché il club non è mio ma della città. Intanto però abbiamo uno stadio a pezzi e tremo ogni domenica sperando che i fari funzionino. Servono interventi urgenti su impianto elettrico, spogliatoi e campo: dobbiamo trovare un accordo con il Comune. Se il Comune non può gestirlo, lo venda o faccia un bando serio, non come quello uscito poco fa e subito ritirato perché illegittimo. Tempo fa avevamo presentato un project financing rimasto nei cassetti: noi facciamo calcio, chi fa politica faccia la sua».
Qual è la situazione delle quote con Antonio Terracciano e il gruppo Mag?
«Antonio Terracciano è titolare del 48% e mi sarà vicino con la sua esperienza: chiunque voglia entrare dovrà sedersi al tavolo con me e con lui. Sul gruppo Mag la questione è stata trattata da Terracciano: nei prossimi giorni ci incontreremo per capire le intenzioni. Va ricordato che il loro intervento a giugno è stato fondamentale per l'iscrizione al campionato, tutti i discorsi restano aperti».
Quale approccio terrà nei confronti delle istituzioni cittadine?
«Sono una persona conciliante e spero di sentire il Comune già nei prossimi giorni, ma senza piegare la schiena: i diritti del Latina Calcio saranno tutelati in ogni sede. Le istituzioni sono importanti, ma devono stare vicine al club tutto l'anno e non solo durante le finali o i grandi eventi quando ci sono le passate passerelle».
Perché il tema della concessione pluriennale dello stadio è così determinante?
«Senza una concessione pluriennale non puoi andare in banca a chiedere un finanziamento per i lavori, perché serve la garanzia di un titolo a restare per la durata dell'ammortamento. Con la concessione avremmo potuto fare i lavori senza 'svenarci' su un bene che non è nostro. Guardiamo al modello Frosinone: serve certezza. Alla Fulgorcavi le strutture sono obsolete e prive di copertura, è inammissibile nel 2026 andare allo stadio con l'ombrello. Senza agevolazioni o cambi di destinazione d'uso non si possono fare investimenti ed è difficile attirare nuovi imprenditori».
In conclusione, quali prospettive vede per lo stadio Francioni e le giovanili?
«Avere lo stadio in città è una fortuna ed è ben collegato con la Pontina. Gli investimenti principali, oltre al Francioni, vanno fatti alla Fulgorcavi per il settore giovanile: serve dotarsi di campi in sintetico perché quando piove non sappiamo dove far allenare e giocare i nostri ragazzi».
