Un Latina versatile come nessuna squadra nel girone B
Il Latina ha imparato a giocare “sporco”. Che il confronto fisico non facesse paura ai nerazzurri lo si era iniziato ad intuire già nel secondo tempo della sfida con l’Atalanta U23, quando ai ragazzini di Beati è stata imposta una lezione non richiesta su cosa significhi avere rispetto per i giocatori più esperti.
Marenco e compagni, a distanza di quattro giorni, si erano ritrovati punto a capo a fare del contatto fisico un’arma di controllo dell’avversario contro la Vis Pesaro, che aveva provato - viste le brutte- a metterla in caciara sul piano del duello corpo a corpo. A La Spezia c’è stata l’apoteosi del gioco “maschio”: 44 falli fischiati, a fronte di una media a partita che si aggira intorno ai 25.
Chi ha iniziato per primo a menare le gambe? In Liguria puntano il dito sui nerazzurri, a Latina non distribuiscono colpe particolari, ma si prende atto di un confronto duro, a tratti cattivo.
«Sapevamo che sarebbe stata una partita fisica, con duelli continui e pochi spazi per giocare - ha dichiarato Gennaro Volpe-. Chiaramente avremmo voluto palleggiare di più e sviluppare meglio il nostro gioco, ma bisogna anche riconoscere i meriti dell'avversario. Bisogna essere bravi a interpretare i diversi momenti, a sporcarsi le mani e a lottare su ogni pallone».
Il Latina non si è fatto intimorire: una virtù fondamentale se ti trovi di fronte la capolista e giochi in un catino ribollente di entusiasmo, con oltre 7.000 spettatori che si aspettavano di fare un boccone dell’avversario. La squadra in un simile clima ci ha sguazzato, prendendo le misure anche al nervosismo altrui, come ha ben dimostrato l’episodio dell’espulsione di Di Serio, ingenuo nel reagire platealmente alla cintura di Calabrese.
Peccato che poi i nerazzurri abbiano preso troppa confidenza, e Marenco abbia mandato all’aria ogni possibilità di vittoria con una gomitata che non trova alcuna spiegazione logica.
Ma nel pareggio del Latina a La Spezia c’è molto più del semplice agonismo, della cattiveria o del carattere. C’è una cifra tecnica e tattica che non riconoscevamo ai nerazzurri, probabilmente per il semplice fatto che fin qui non c’erano stati i presupposti per esprimerla.
Marco Turati, il tecnico degli aquilotti bianconeri, ha chiesto ai suoi un pressing continuo, a tutto campo. Il portatore di palla, quale che fosse la sua posizione, in un batter d’occhio si è ritrovato spesso l’avversario addosso. Una morsa che il Latina ha contrastato accorciando le distanze a centrocampo, facendo circolare la palla al primo o secondo tocco, cercando il dialogo rapido nello stretto.
Se nelle precedenti uscite il Latina aveva aggredito gli spazi concessi dagli avversari, a La Spezia lo spazio se l’è creato e poi aggredito in velocità. Quando invece ha cercato l’uno contro uno anziché la fitta trama di passaggi, le cose hanno smesso di funzionare e il pensiero corre ai tentativi di Ercolano, andati tutti a vuoto.
Insomma, anche in Liguria è emersa in tutta la sua forza la versatilità del gioco del Latina: una caratteristica forse unica in questo girone.
